|
|
 |
Come sei
Hey girls, hey boys, Superstar DJ's, Here we go!
La sala è gremita. Brusio, rumori e gente che aspetta.
Il palco è vuoto, l'occhio di bue illumina un microfono che svetta solitario e nero contro la luce bianca e asettica.
Aspettano. Aspettano e osservano il palco con lo sguardo fisso, in attesa che sbuchi qualcosa dalle quinte.
E quel qualcosa, sono io.
Francine.
Vivo cantando le mie storie al suono della mia chitarra, spingendomi con i miei stivali e il mio fido morello in quelle terre oltre la frontiera e in quelle in cui il Mondo non è andato avanti, con il plettro al collo e tanta voglia di raccontare, raccontare, raccontare.
Le mie corde sono la lingua italiana, la buona scrittura mi fa da accordo e la continua ricerca della perfezione è il mio demone.
Sono una creatura senza tempo conosciuta con molti nomi, secondo la lingua dei paesi che ho visitato, ma, alla fine, essi riportano tutti a me.
A Francine.
Francine che imbraccia la chitarra e sale sul palco.
Lo spettacolo ha inizio.
Avete pagato il biglietto?
I commenti
QueenCrimson in Touch faith! QueenCrimson in 16/06/2009 Elentari77 in Sorpresa!-8 GoldFrancine in Sorpresa!-8 Sen in Sorpresa!-8 QueenCrimson in 16/06/2009 GoldFrancine in 16/06/2009 QueenCrimson in 16/06/2009 GoldFrancine in 16/06/2009 GoldFrancine in Scene da un matrimon...
Amo
Il mio fidanzato. I gatti. La letteratura medievale. Il tè. Scrivere. Leggere. Disegnare. D&D. Il mare. I gabbiani. La musica. Corto Maltese. Sandman. Squadra Speciale Cobra 11.
Odio
Il plagio. La violenza sugli animali. L'ignoranza. La presunzione. Gli invidiosi. Gli stupidi. I pregiudizi.
Music
Claudio Baglioni
Spandau Ballet DuranDuran
Francesco De Gregori
The Cure Queen David
Bowie Fabio Concato Max Gazzé
Jo Hisaishi
Burt Bacharach
Leggo
Demian di Hermann Hesse
Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde Il cantare del Mio Cid dell'Abate Pedro
I Romanzi Cortesi di Chrétien de Troyes Tristano e Isotta di Thomas
La Saga della Torre Nera di Stephen King
Generations of Love di Matteo B. Bianchi
Il nome della Rosa di Umberto Eco Il commissario Montalbano di Andrea Camilleri
Sondaggio
Links
*** Il Fantastico Mondo di Francine *** -HOME- Duca Ercole ELENTARI, UNA STELLA PER SOGNARE Enciclorobopedia Giù le mani Gold Saint Il Boschetto degli Elfi juventina nonostante tutto e tutti L'Isola delle Stelle Cadenti La Regina Cremisi Lan Awn Shee Matteo B. Bianchi Matteo B. Bianchi Red Handed Ricette senza grassi Senza nulla pretendere Spicchi di luna Stephenie Meyer Twilight, il fan club italiano utile&futile
Categorie
amici arte auguri canzoni cinema claudio cobra11 comics concerti corte dei miracoli cucina cucinare a roma d&d favole filosofia fuffa fumetti gomma e matita hugh jackman la mamma dei cretini leggende manga mare nagai nana pensieri e parole quarta casa questione di mouse saint seiya scarpe slam dunk sorpresa so 80s stranezze stranissime studium urbis televisione test tetsuya utena varie ed eventuali viaggi videogiochi wrestling youtube
Archivio
oggi
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
*loading* persone mi hanno fatto visita
Credits
Template © Lilyflow
Thanks to
×××
×××
×××
××
××
××
××
|
Eh, lo so, lo so che vi aspettavate un altro capitoletto di "Sorpresa!", ma sapete anche voi come vanno certe cose, no? Magari per tutto il giorno uno non ha idee, salvo poi essere visitato da Calliope ( o da chi pare a voi, sono gusti...) proprio quando se ne sta beato sotto le coperte, in quell'ora tranquilla che è quella del dormiveglia. È in momenti come questi che si dicono, fra l'altro, castronerie atomiche che chi divide il letto con te finge di a) non cpaire; e b) imputarle a sogni particolarmente vividi. L'altro giorno la mia metà mi ha sentito chiamare Akio nel sonno. Akio. Io. Esiste vendetta più dolce, Ohtori-san?
Ma non perdiamo il filo. Si diceva di quando si hanno intuizioni serali e, vuoi per non svegliare chi ti dorme accanto, vuoi per la pigrizia che ti impedisce di prendere appunti sul quaderno posto allo scopo sul comodino (ho un comodino e non lo uso... non sono normale...), demandi il tutto al giorno successivo. In fondo, che sarà mai? Si tratta di procrastinare di una manciata di ore, mica sarai così rincoglionita da dimenticare tutto come se non l'avessi MAI pensato, no?
E invece sì. Perché quando ti siedi a scrivere (non importa quale sia il mezzo) ti accorgi che nella migliore delle ipotesi hai rimosso tutto, ma tutto, tanto che potresti affittare il tuo cervello per ricavarne degli uffici open space. Nella peggiore delle ipotesi, invece, vedi solo la faccia sorridente di Akio che ti invita a far un giro in auto con lui. Poi io gli chiedo di guidare e lui risponde signorilmente "Scordatelo!" e svanisce in una nuvola di zolfo.
Percui, gentili dame e gentili cavalieri, vi parlerò oggi della gita fatta domenica scorsa al Monastero di Farfa (RI).
Domenica, per evitare sia la pioggia prevista per lunedì, sia la calca immonda che avrebbe affollato le strade per il rientro dalle lungo finesettimana. Andiamo a Farfa, ridente borgo arroccato attorno alla splendida abbazia del sesto secolo dopo Cristo. In chiesa si stan tenendo delle comunioni, per cui ci rechiamo in Erboristeria per alcuni acquisti ( il sapone alla Rosa di Maggio, il sapone alla Rosa di Maggio!) ed apprendiamo dalle invogliatissime commesse che si può visitare il monastero ad orari prestabiliti. Ok, prendiamo cinque biglietti, attendiamo che scattino le 12:30 ed andiamo a zonzo per lo sputazzo di paese (davvero tre case e quattro galline) intorno.
Alle 12:30 si compie il nostro fato.
Entriamo nel cortile esterno della parte visitabile del monastero, cortile in cui staziona una curiosa installazione di quattro alberi dal fusto colorato, posti attorno ad una vasca per i pesci rossi. Mah. Arriva la guida, che con la competenza di un personaggio/,macchietta dei film di Alberto Sordi ( e con un dialetto incredibile) ci informa che il portale da cui stiamo per passare è un resto di età carolingia. Anzi, di stile carolingio.
Entriamo, ci disponiamo a semicerchio e la guida ci fa vedere una pianta ricostruita (da un bambino pazzo) dell'abbazia carolingia che intersecava l'odierna abbazia di farfa, nata su resti del IV secolo a.C. Un tizio con le bretelle pone una domanda: "Scusi, ma chi erano i Carolingi?" (Prima mazzata), a cui la guida risponde con competenza: "Beh, i Carolingi erano una popolazione antica, venivano dalla Francia..." (pugnalata).
La guida racconta alcune curiosità, poi ci porta nel chiostro, ricostruito nel 1933, e ci illustra come siano stati eseguiti lavori di restauro molto scrupolosi dello stile precedente, ossia il romanico.
E l'amico Bretello chiede:"Scusi, cos'è il romanico?", cui la guida risponde "quello" indicando una povera bifora.
Viene poi il momento del percorso guidato che spiega in modo romanzato la storie dell'Abbazia, storia riassunta in cinque minuti cinque dalla guida che cita entrambe le leggende di Farfa, quella del Drago e quella dei tre cipressi.
La leggenda del drago è così riassumibile: San Lorenzo Siro sconfigge il Drago, ossia il paganesimo esistente sui monti della Sabina. Fine.
La leggedna dei tre cipressi: San Tommaso, in terrasanta ha una visione della Madonna (risate) che gli dice di fondare un'abbazia nel lazio, rpendendo come punto di riferimento tre cipressi. Fine.
La guida lascia spazio all'installazione multimediale attorno cui occorre girare in semicerchio. Sopra ogni stazione (10 in totale) è posta una fotocellula che illumina la stazione e fa partire la voce preregistrata di un certo attorone, Walter Nonsocosa (ribattezzato Walter Pedegazzi), che legge in un italiano antico (che io trovo curiosamente simile al dialetto parlato dalla Guida) la storia di Farfa.
La guida ci avvisa che le stazioni partiranno a canone, per dare l'idea delle preghiere dei monaci benedettini. Entriamo, ed indovinate un po' chi è che rompe le palle agli altri eprché non vadano avanti "sennò non si capisce niente"?:
Esatto, Bretello e la sua degna signora, i quali, non paghi di essersi fatti tutte le stazioni, tornano indietro per uscire dall'entrata. Mistero.
La guida ci porta poi in Biblioteca, dove possiamo ammirare dei libri risalenti al 1230 (immaginate i miei occhi...), ed anche una copia dell'Enciclopédie di Diderot e D'Alambert. Ma i nostri occhi sono catapultati addosso a delle immense bombole verde acido su cui campeggia in bianco una poco rassicurante N. Dopo le ciance della guida, l'amico del cuore di Bretello (che durante TUTTO il percorso ha dimostrato l'insolita capacità di ficcarsi davanti alla gente per scattare le foto, salvo poi scazzare perché gli sei passato davanti) si avvicina e chiede a cosa servano mai quelle bombole.
"Ma è il sistema antincendio" cinguetta la guida.
"Con dell'Azoto?" fa notare la mia dolce metà.
"Ma non è Azoto" protesta la guida.
"E allora cos'è?"
"Ma giel'ho detto, no? Il sistema antincendio" e sorridendo ci accompagna alla fine del percorso guidato, con impresse nella mente quelle bobole giganti piene di Azoto liquido pronte ad entrare in funzione in caso d'incendio e a congelare il povero malcapitato che dovesse trovarsi in quella sala. Glom.
Ma la nostra guida dà il meglio di sé quando, dopo averci fatto vedere un sarcofago del II secolo ritrovato sotto terra (testuali parole), la mia dolce metà le si avvicina e le domanda:"Scusi, ma sono visibili resti della villa d'età romana?" con il proposito di sapere se sia possibile vederli.
E lei risponde: "Ma certo che si vedono, sennò come avrebbero fatto a capire che si trattava di una villa d'età romana?"
Ecco, il resto della popolazione di Farfa è così. Il camerieri della trattoria che ti sconsiglia di prendere gli gnocchi al tartufo, perché gli gnocchi sono patate e col tartufo stanno male (Ma quando mai?), e la tizia che vende le ciambelline la quale ci promette la pizza fritta nel primissimo pomeriggio, salvo poi dircialle tre e dieci:"Eh, devo chiudere perché devo fare la pizza. Riapro tra un'ora" e rimuovere le nostre facce quando, dopo un'ora passata a vedere la vicina Toffia, ci riaffacciamo per l'agognata pizza.
Scherzi a parte, una bella gita, una bella mangiata, una bella giornata con gli amici, ed un bel colpo di sole che ha costretto la sottoscritta a coricarsi alle sei e mezzo del pomeriggio. Ne vale la pena? io direi di sì, ma vi consiglio di chiudere orecchie e cervello quando vi recherete alla visita guidata.
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 03 giugno 2008,
11:28 | viaggi, fuffa, arte, amici, leggende, la mamma dei cretini, stranezze stranissime
Quanti commenti (7) ci sono?
Un pomeriggio di tarda primavera dello scorso anno, il mio fidanzato ed io decidiamo di prendere Adelina e farci un giretto nei dintorni del paesino dove i suoi genitori (del mio fidanzato, non di Adelina, che è una Micra rossa) hanno preso casa. Il paesino è Acquapendente, il più settentrionale dei borghi laziali, l'ultimo della provincia di Viterbo, oltrepassato il quale si sbuca nella Maremma toscana, in provincia di Siena, oppure di Grosseto, se si piega verso Ovest, verso Sovana, Sorano e PItigliano.
Valentina, che gestisce una trattoria deliziosa ("La Capra Campa", se ci fate un salto non ve ne pentirete), ci consiglia di andare a mangiare il gelato a Torre Alfina, ridente borgo che dista circa una dozzina di chilometri da Acquapendente.
Così, una domenica - credo- saltiamo in macchina e via, all'avventura.
La strada provinciale s'inerpica sinuosa su di un colle, regalando la vista di prati verdi che per chi è nato e cresciuto in città è uno spettacolo per gli occhi. E, in lontananza, scorgiamo la sagoma di un castello che nero sovrasta la vallata sottostante.
IL castello, manco a sprecare bites, apparteneva ai Monaldeschi (sì, Lan. Abbi pazienza e parlerò anche di loro), fin quando un tal Marchese Cahen non decise di rilevarlo e ristrutturarlo in stile neogotico (s'era agli inizi del Novecento).
Com'è, come non è il castello è passato poi nelle mani grassocce di Luciano Gaucci (sì, quel Luciano Gaucci), ed essendo sotto sequestro, non è possibile visitarlo.
Il gestore del bar giovanile è stato irremovibile: il castello non si può visitare all'interno, solo da fuori. E così, un po' mesti, la mia dolce metà ed io decidiamo lo stesso di andare almeno ai piedi della costruzione e di darle un'occhiata.
Ed ecco il castello, come appare da Piazzale Sant'Angelo prima, e come appare attraverso le stradine di Torre Alfina, poi.
Il castello sorge a sovrastare l'abitato di case che sono sorte alle sue pendici: tradotto in soldoni, tocca fare una piccola scarpinatina per arrivare al portone d'ingresso, chiuso e sprangato senza speranza. Sicché, preso un po' il fresco, e dato uno sguardo al bellissimo panorama (pare che nelle giornate senza vento si riesca anche a vedere il Lago di Bolsena), decidiamo di scendere. E, tornati al bar e dopo esser passati al di sotto di un arco che commemora i caduti della (credo) II GM, troviamo qualcosa che, tuttora, è superiore anche alla mia mente malata.
Questo: 
Quelle che vedete sono delle teste che se ne stanno pacificamente incassate all'interno del muro perimetrale di una casa molto graziosa, con dei grossi vasi di borragine accanto all'uscio.
La targa commemorativa (???) riporta il nome dell'artista cui si deve questo decoro: Matsuo Hirano.
Matsuo Hirano.
Ragazzi, non credetegli! La verità è un'altra: Death mask si è trasferito a Torre Alfina dopo che Shiryu l'ha sfrattato dalla Quarta Casa, e siccome non sapeva più dove mettere le teste, ha pensato bene di piazzarle anche all'esterno. Tanto per far capire con chi hannoa che fare i pacifici abitanti.
Glom...
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 07 agosto 2007,
22:00 | viaggi, fuffa, stranezze stranissime
Quanti commenti (9) ci sono?
Finalmente, dopo vari tentativi andati miseramente falliti, sono riuscita a visitare la tanto rinomata e famosa Civita di Bagnoregio.
Per chi non conoscesse le puntate precedenti, dirò solo che a Ferragosto del 2006, dopo una gita a Monte Rufeno, vicino a quel di Acquapendente, decidemmo eroici e speranzosi, di recarci a pranzare a Civita di bagnoregio, noto borgo medievale arroccato su uno sperone di roccia tufacea che si sta assottigliando sempre di più.
Nonostante il navigatore satellitare della vettura che faceva da guida, non riuscimmo a raggiungere la meta, e stanchi e derelitti ripiegammo su S. Pellegrino, il quartiere medievale di Viterbo, ove - trovando tutti i ristoranti chiusi - mangiammo in una trattoria in cui ci servirono una 'pasta primavera' che altro non erano che penne calde servite con dei peperoni, capperi e cipolline sottaceto.
Tornando ad Acquaopendente, dove trascorrevamo le ferie estive, notai un cartello minuscolo ad una svolta che, all'andata, non era possibile vedere se non dopo averla superata. Svolta che non era segnalata in alcun modo venendo da Siena e andando verso Roma.
E questa svolta segnalava appunto la provinciale per Civita di Bagnoregio- Il paese che muore.
Così, ieri mattina, approfittando della bellissima giornata, l'amato bene ed io partiamo per Civita di Bagnoregio, con lo scopo di percorrere tutta la via cassia sino al benedetto svincolo.
Peccato che arrivati alla Cassia, poco lontani dall'ingresso epr il GRA, notiamo che la strada è un unico lombrico di mezzi: autobus, vetture, motorini e via cantando.
Svoltiamo per il Raccordo, usciamo sull'A1 e via, dritti dritti fino ad Orvieto, dove usciamo e seguiamo le indicazioni per Bagnoregio.
La strada è meravigliosa, e si snoda attraverso dolci e verdi colline, inframezzate da filari di viti e casette a due piani dai tetti a spioventi, segno che lì, d'inverno, cade la neve.
Arrivati a Bagnoregio, chiediamo le indicazioni per Civita, la parte che c'interessa, e le seguiamo ligi ligi, sino ad arrivare al parcheggio organizzato, ossia uno spiazzo davanti ad una scuola abbandonata (presumo), in cui parcheggiamo la macchina per tutto il giorno alla modica cifra di tre euro.
Dopodiciò, andiamo al belevedere, da cui si gode una vista meravigliosa, e scendiamo alcune scalette - accanto alle Grotte di S. Bonaventura, che prima dell'arrivo di S.Francesco era una necropoli etrusca - che ci conducono ad uno spiazzo dove sorgono tre ristoranti (ovviamente rpesi d'assalto) e un negozietto di souvenirs legati agli etruschi chiuso.
Per arrivare a Civita occorre passare per un ponte, che nell'ultimo tratto presenta una pendenza poco simpatica, ma comunque fattibile. Purtroppo, sia per il sole a picco, sia per la presenza fastidiosa dei soliti romani sguaiati che credono sempre di trovarsi nel cortile di casa ( e ve lo dice una romana de' Roma), l'andata non è stata delle più piacevoli, ma pazienza.
Oltrepassata la porta di Santa Maria, si percorre un passaggio coperto e si sbuca in una piazzetta su cui si affacciano alcuni edifici, alcuni abitati, ed altri che danno sul vuoto.
Questo perché la cittadella poggia su un sedimento tufaceo. Il tufo, una roccia di origine vulcanica, è dovuta alla rpesenza del vicino Lago Bolsena, lago d'origine appunto vulcanica a carattere effusivo, che durante il periodo di attività ha sparso materiale lavico che, sedimentandosi, ha dato origine al tufo su cui poggial a città.
Purtroppo, anche a causa dell'argilla su cui poggia il basamento di tufo, e a causa delle acqua che erodo l'argilla, la città si trova in una posizione precaria.
Verso la metà del 1600 un primo terremoto fa crollare parte del basamento, e la città si spopola. Verso la fine del 1770 una seconda scossa sismica fa crollare il ponte che collega Civita a Bagnoregio. Questo fatto convincegli abitanti a trasferirsi nella dirimpettaia cittadina.
Il nome le deriva da alcune polle sulfure che avrebbero guarito il re Dagoberto. Dagoberto le impose il toponimo "bagnus regium". Carlo Magno espugnò la città e la donò allo Stato della Chiesa, e nel corso dei secoli la famiglia dei famigerati Monaldeschi ( i tizzoni d'inferno della zona compresa tra Viterbo e Orvieto, un giorno vi parlerò di loro) vi piazza la sua influenza.
Oggi restano poche stradine, una chiesa in restauro e dei giardini pensili pieni di ginestre, glicini e gelsomini che si affacciano sul vuoto sottostante.
Dopo un prazno in una hosteria alternativa, uno di quei posti dove non mi stupirei d'incontrare Eco che pranza e discute con Hemingway ( sì, lo so che Ernest è schiattato da un pezzo, ma serviva a rendere l'idea), facciamo un giro per il paesello.
La mia attenzione è attratta da un negozio 'medievale' in cui si vendevano copricuscini ispirati al celebre arazzo della dama con l'unicorno, oppure con motivi tipicamente medievali, quali conigli, levrieri e gigli di Francia, oppure modellini di templari di diverse grandezze e altro ancora.
Alle pareti, dei cartelli ( benfatti, per altro) che illustravano la vita dei pellgrini che percorrevano la via Francigena per giungere a Parigi, insieme al percorso fatto da S.Bonaventura e alla vita da lui condotta.
La mia attenzione è catturata, letteralemente, dal settore librario: tutti ( o quasi) i capolavori del medioevo francese editi da Carocci, partendo dal famigerato e bicefalo "Roman de la Rose", passando per "Aucassin e Nicolette", "La farse di Maistre Pathelin", il "Perceval" di Chrétien de Troyes fino alla "Tavola Ritonda" e al "Tristano Riccardiano".
Fosse stato per me, avrei fatto man bassa, ma dopo aver dato un'occhiata alle condizioni dei volumi, e ai prezzi ritoccati, mi sono detta che avrei svaligiato la Feltrinelli di via Vittorio Emanuele Orlando.
Almeno avrei rimpilzato per benino la mia tessera.
Proseguiamo la visita alla chiesa, in cui è presente un Crocifisso della scuola di Donatello, in legno, che ha la particolarità di avere tre espressioni. Il cartello, con tanto di foto, non spiegava in che modo esse si potessero alternare ( sono tre teste? Tre amschere? Tre crocifissi differenti?), ma illustrava solo le tre espressioni con tanto di didascalia. E basta.
Usciamo, non dopo aver riflettuto sulla condizione che la diocesi locale ha nel raccimolare i fondi necessari al restauro della chiesa di S. Dionato ( e io mi domando perché non battano cassa al Vaticano, dato che ogni santa volta che si consacra una chiesa, il signor Vescovo dice 'prendo possesso di questo luogo in nome di sua santità e dello Stato del Vaticano'), proseguiamo la visita addentrandoci nei vicoletti della città.
E all'improvviso, appare lei.
Seduta su di un muricciolo, le spalle alla strada, c'era una vecchina. capelli bianchi, veste da casa azzurrina con dei fiorellini gialli, e braccino artritico. Ci guarda, l'occhio ceruelo, sorride sdentata e ci fa: « venite, venite, venite a visitare il belvedere e le grotte...»
Praticamente, ci sta invitando nel giardino di casa sua.
« Possiamo? » le domanda l'amato bene, e lei risponde:« Beh, la si lascia un'offerta....».
Ripensando a Frau Totenkinder di Fables, accettiamo e ed entriamo.
Il giardino utilizza delle vecchie tombe etrusche scavate nel tufo, I suppose, che la signora ha trasformato in magazzini in cui ha pensato bene di stipare cianfrusaglie varie, da vecchi specchi male in arnese, a roncole per le siepi, a macchine da cucire, servizi da tè del tempo che fu, grammofoni, vecchie bici, e poi vasi pieni di ogni tipo di fiori possibili e immaginabili.
Come idea non era malvagia, se solo la signora non avesse ammassato alla rinfusa gli oggetti.
Scendiamo nel giardino, che si apre sulla vallata sotto stante.
Il panorama è mozzafiato: una vallata segnata da collinette di tufo ricoperte di verde e laggiù, in fondo, l'azzurro del cielo.
Fiori ovunque, e un giardino vicino che scendeva terrazzato su tre livelli sino ad una piccola vigna, un albero di biancospino in fiore ed un pergolato di glicini e ovunque le macchie gialle delle ginestre.
Torniamo indietro, anche perché dovevamo rientrare a Roma per festeggiare un compleanno, e iniziamo a frugarci nelle tasche per cercare degli spiccioli con cui lasciare l'offerta.
Raccimoliamo un euro e venti centesimi.
Quando li diamo alla donna, lei, già più arzilla di quando siamo entrati, fa per alzarsi (rivelando di non essere poi così paralitica come pareva all'inizio) e conta i soldi in base alle persone.
Per un minuto ho pensato che ci impedisse di uscire e ci rinchiudesse a me in cucina e a lui nella stia dei polli. E non sto scherzando...
La strada del ritorno è più scorrevole e meno incasinata dell'andata, grazie anche al fatto che i coatti dell'inizio se ne sono adnati a far danni altrove.
Sarebbe bello farci ritorno in autunno, magari con la macchina fotografica, anche solo per fotografare i fiori che adornano ( e delimitano) i giardini privati.
Gita che consiglio, perché, sebbene fosse il 25 Aprile, non abbiamo né trovato un traffico mostruoso, né un'accoglienza ridotta a causa del numero di turisti.
Bella e ben organizzata.
I'm lovin it!
Autore: GoldFrancine | Data: giovedì, 26 aprile 2007,
21:02 | viaggi
Quanti commenti (11) ci sono?
... è a metà dell'opera.
Rincasando dalle vacanze d'inizio anno, mi sono sorpresa a riflettere che per me non s'è concluso un anno e ne è iniziato un altro, ma che è semplicemente finito un mese di nome Dicembre e che ne è iniziato un secondo di nome Gennaio. Eppure per me il passaggio di testimone tra un anno e l'altro è sempre stato un momento importante.
Che abbia definitivamente perso l'innocenza?
Leggendo i primi quotidiani del 2007, ho riscontrato due notizie degne di nota.
La prima: faranno un musical sulla Divina Commedia- Inferno, Purgatorio e Paradiso- le cui musiche saranno scelte da un erudito sacerdote di cui non ricordo il nome, ma solo la faccia simpatica.
Indovinate un po' quali generi musicali saranno messi all'Inferno, è proprio il caso di dirlo?
Esatto: rock, punk e metal.
Immagino la contentezza di quei gruppi scelti da quel simpatico ecclesiastico...
La seconda notizia, forse più atroce, è che sta per sbarcare in Italia un reality tutto nuovo, che si basa sul format olandese ( e che te pare?) Miss Ability.
In soldoni, si tratta di alcune prove di abilità studiate appositamente per disabili, in modo che possano dimostrare di essere veramente diversamente abili, e non un peso.
Se questo - in Olanda - poteva avere un intento vagamente didattico, da noi codesto aspetto verrà definitivamente cancellato. Niente cento metri in carrozzella o concorsi di bellezza ad hoc, ma delle gare studiate sui casi umani che parteciperanno alla competizione.
Sì, casi umani. È questo quello a cui puntano coloro che hanno acquistato i diritti del format per l'Italia.
A parte la domanda retorica del 'quando finirà?', mi chiedo se la gente sappia ancora che il telecomando ha un tasto di spegnimento a distanza...

Finalmente ho visto "The Prestige"!
Che altro dire se non bello, magistralmente interpretato e diretto, una continua ricerca del doppio che svela un altro doppio in un gioco di specchi che confonde ma non nausea, ma che- anzi!- fa' gridare allo spettatore "Encore! Encore!"?
Finalmente un film che mi soddisfa sia a livello di trama ( lungo e lento il primo tempo, ma funzionale a costruire tutto il secondo atto e poi il veloce- ma mai troppo rapido- terzo atto.) sia di prestanza fisica degli attori.

Amabile canaglia Christian Bale, vendicativo e instancabile Jackman, i due si rincorrono per tutto il film, in una gara tra i due che si tinge di vendetta, rancore e abilità nel cercare di superare l'altro.
Con ogni mezzo. E quando dico 'con ogni mezzo' intendo veramente con ogni mezzo.
Appagata dalla visione di questo film. Era da tempo che non mi sentivo così.
Domani correrò alla Feltrinelli per cercare il romanzo da cui è stato tratto il film. E non vedo l'ora che esca in DVD. Mirabile la presenza di David Bowie come Nikola Tesla. Son passati 60 anni, ma se li porta alla grande.

*
|
|
Dio c'è |
Autore: GoldFrancine | Data: giovedì, 11 gennaio 2007,
00:19 | varie ed eventuali, viaggi, fuffa, cinema, pensieri e parole, la mamma dei cretini
Quanti commenti (2) ci sono?
In attesa che Cris mi passi le foto della trasferta spagnola, vi parlo un po' del mio viaggio, o non lo farò più!
La Spagna, tutto sommato, mi è piaciuta. Abbiamo sogiornato a Madrid in due alberghi differenti, salvo due mini trasferte a Burgos e a Toledo.
La Spagna, dicevo, mi è piaciuta. A parte i vari lavori in corso, che hanno funestato gran parte della mia visita sul suolo iberico, i trasporti spagnoli funzionano che è una bellezza. Dodici linee metropolitane aperti fino a tardi, vita sociale sempre attiva, negozi aperti sino a tardi e posti dove potersi sedere e chiacchierare un poco... o anche solo riposrae i piedi prima di andare alla scoperta della città!
Ho apprezzato l'offerta di una città che cerca di venire incontro al turista, a qualunque categoria questo appertenga.
Vuoi fare una full immersion nell'Arte? A Madrid puoi.
Bulimia da shopping selvaggio? A Madrid puoi.
Teatro? Discoteche? Divertimento? A Madrid puoi.
Non mi metterò a fare sciocchi paragoni tra Madrid - che si difende discretamente - e Roma o Londra. Sarebbe da cretini provincialotti. Credo che di ogni luogo che un viaggiatore incontra, si debbano accettare le caratteristiche peculiari.
Madrid è una città aperta.
Prima di partire mi hanno detto: "Assomiglia all'Italia di vent'anni fa."
Posso dire con cognizione di causa che è un luogo comune da sfatare.
Le ragazze di Madrid girano libere in minigonna, senza pappagalli che le importunino.
Le persone adottano stili d'abbigliamento differenti che sono il paradiso per uno stilista capace che riesce a cogliere nuovi spunti per le proprie opere. E se ve lo dice la figlia di una sarta, potete crederci.
La gente è più tollerante, e anche se non si sbraccia come facciamo noi, restando nei limiti di una cortesia puramente igienica, riescono a venirti incontro e a darti una mano.
Le dolenti note, però, rivestono gli spagnoli e il loro rapporto con gli stranieri.
Non ho trovato un solo spagnolo che parlasse un inglese decente.
Ora, io non so la lingua di Shakespeare, ma se lo dice chi l'inglese lo sa (First Certificate superato) mi fido.
È possibile che chi dovrebbe essere addetto alle relazioni con gli stranieri non spiccichi mezza parola che non sia il dialetto tamburellante di Madrid?
Stazione di Atocha, ufficio Relazioni con il viaggiatore.
Sappiate che se andate in Spagna e volete farvi un viaggetto a Avila, Toledo o anche solo Salamanca ( la città, non il quartiere), dovrete fare delle file lunghissime per poter acquistare il biglietto.
Per sapere dove dover andare, ci appelliamo all'Ufficio summenzionato, dove, dietro una signorile porta a vetri, aspetta silente uno scimmione peloso.
« Do you speak english, sir?»
«No.»
«Parlez-vous français?»
«No.»
« Portougues?»
«No. Yo hablo español.»
Io e Cris ci fissiamo, tiriamo fuori la guida con un dizionario ridotto all'osso e formuliamo la seguente domanda: « Quierea dos billetes ida y vuelta para Burgos.»
Il burbero barbuto biascica qualcosa che suona come « salira, izquerda, derecha.» e indica la porta alle nostre spalle.
Solo che, oltre la porta a vetri c'era una gigantesca scala mobile. E che facciamo noi?
Usciamo, come vorrebbe il verbo "salir"?
Ma manco per la ceppa svettante!
"Saliamo" sulla scala mobile e vai col tango.
Metteteci, poi, che gli spagnoli non sono capaci di dare indicazioni neanche se ci provano, ci siamo persi per Atocha prima di tornare dal burbero barbuto e parlare solo in inglese.
Fingersi inglesi ( o francesi, se si possiede una buona padronanza di questa lingua, in due) può rivelarsi una carta vincente, a meno che non s'incappi nella pazzoide che ci ha rilasciato i biglietti per Toledo.
Scena:
« Good Morning. Do you speak english?»
« Yeah.» ( e qui ho tremato...)
« Two ticket for the bus for Toledo, please»
« ZEN ZERDI, it's okay?»
Io e Cris ci guardiamo ammammaloccuti, quindi lui mi fa segno di tacere e dice alla signorina dal'altra parte del vetro( signorina.... trent'anni per gamba, dentoni da coniglio e maglietta giallo primario...me la sogno ancora la notte!): « Sorry, but we don't speak spanish...»
« I've speak english....» e ridacchia. Po si rivolge ai suoi colleghi e biascica qualcosa che suona come un "Ma guardali! Si definiscono inglesi e non sanno ZEN ZERDI."
Quindi si rivolge di nuovo a noi e ci fa« It's Zen and five. The next ride is ZEN ZERDI.»
panico. Che cazzo ha detto?
Questa si spazientisce e ci fa: « Two billets for the next ride?»
Guardo l'orologio, si sono fatte le dieci e un quarto. Ho l'illuminazione.
« Yes, miss. Two ticket for the next ride, please.» balbetto poco convinta ma strafregandomene alla grande. Se quella parla inglese, io sono laureata a Oxford.
Perché sapete che significava, secondo lei, ZEN ZERDI? Le "dieci e mezzo". Che in inglese si dovrebbe dire "half past ten", ma che ce frega? Bulliamoci di sapere una lingua, tanto chi sarà il pazzo che ti correggerà?
Se poi quella pazza avesse capito che io e Cris eravamo italiani, sarebbe stata la fine.
Non tanto perché gli spagnoli sono sciovinisti ( oddio, un cicinin lo sono), quanto intimamente convinti che se loro riescono a capire noi italiani, noi italiani riusciamo a capire loro spagnoli.
Ora, con tutta la buona volontà, lo spagnolo è una lingua piena di falsi amici, con una sua grammatica e diversa dall'italiano, anche se la radice è la stessa e ci sono molte analogie tra le due lingue.
Ma da qui a dire che si capisce al volo, no.
Mi permetto di dissentire.
Per il semplice fatto che se spagnolo e italiano fossero la stessa lingua, non avremmo la divisione in spagnolo E italiano.
Superato il capitolo lingue, passiamo al capitolo "spiegazioni".
Prado, mostra ( ennesima) su Picasso. Per accedervi occorre presentare apposito biglietto (unico e cumulativo, grazie a dio!) ma un uscere ci dice che per visitare la mostra occorre USCIRE dalla struttura e far vedere il biglietto al Primo piano. Arrivati al bottegino (esterno) del Primo Piano, l'impiegata ci dice che dobbiamo andare « ARRIBA!»... ela mia testa, complice anche il caldo e la stanchezza di una settimana vissuta intensamente, vede il Prado sparire davanti ai suoi occhi emutarsi nel deserto messicano... e sente quel topo bastardo cianciare la sua "Arriba! Arriba! Arriba! Andale! Andale! Andale!".
Morale della favola, Mostra di PIcasso eprsa, sempre perché non siamo riusciti a trovare uno stramaledetto spagnolo che spiccicasse una qualsiasi altra lingua differente dalle quattro parlate in Spagna.
Continua...
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 08 agosto 2006,
00:00 | varie ed eventuali, viaggi, fuffa, pensieri e parole, cucina, leggende
Quanti commenti (2) ci sono?
|
|