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Come sei
Hey girls, hey boys, Superstar DJ's, Here we go!
La sala è gremita. Brusio, rumori e gente che aspetta.
Il palco è vuoto, l'occhio di bue illumina un microfono che svetta solitario e nero contro la luce bianca e asettica.
Aspettano. Aspettano e osservano il palco con lo sguardo fisso, in attesa che sbuchi qualcosa dalle quinte.
E quel qualcosa, sono io.
Francine.
Vivo cantando le mie storie al suono della mia chitarra, spingendomi con i miei stivali e il mio fido morello in quelle terre oltre la frontiera e in quelle in cui il Mondo non è andato avanti, con il plettro al collo e tanta voglia di raccontare, raccontare, raccontare.
Le mie corde sono la lingua italiana, la buona scrittura mi fa da accordo e la continua ricerca della perfezione è il mio demone.
Sono una creatura senza tempo conosciuta con molti nomi, secondo la lingua dei paesi che ho visitato, ma, alla fine, essi riportano tutti a me.
A Francine.
Francine che imbraccia la chitarra e sale sul palco.
Lo spettacolo ha inizio.
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I commenti
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In questi giorni sto legiuchiando le vecchie discussioni all'interno dei forum di cui facevo parte qualche tempo fa, più che altro per (ri)trovare vechi link che ho perso per strada e che non saprei rimediare altrove. Ebbene, in uno di questi, più un cimitero monumentale che un forum a dirla tutta, accade un fatto curioso. Il forum è chiuso. Dunque, non dovrebbe più andarci nessuno a ficcare il naso, giusto?
Ebbene, non appena io faccio capolino in tutta la mia rutilante e solitaria presenza, ecco che ZAC, appaiono i primi anonimi. Che lievitano fino a numeri ragguardevoli, e sinceramente mi fa sorridere che un forum abbia più anonimi del numero legale degli utenti, ma vabbé, è un forum chiuso, teniamolo a mente...
Ora, sono sinceramente tentata di conoscere queste presenze. Di chiedere loro che cosa vogliano da me, perc hé è logico sospettare che vogliano avere un minimo contatto dato che esse appaiono non appena metto il nasino oltre i cancelli del cimitero. Vogliono solo parlare, poveracci no? Però io non so parlare con i morti, specie con quelli che non hanno la buona creanza di presentarsi... Capiamoci: come dovrei appellarmi a loro? Signore? Signora? Signorina? E se sbaglio tutto e lo spirto s'offende?
Oilà, siori spettri, io sono qui. Se ci siete, e vi va di cianciar con me, battete un colpo. Dove sto, lo sapete!
Edit: allo stato attuale, il cimitero conta unidici inquietanti presenze, oltre alla mia. Dopo meno di mezzora di passeggiata.
Autore: GoldFrancine | Data: mercoledì, 06 maggio 2009,
13:23 | fuffa, la mamma dei cretini, corte dei miracoli
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Oh my dog
Oh Long John
Oh Long Johnson
Oh Don Piano
Why I eyes ya
All the live long day
Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 02 febbraio 2009,
11:20 | fuffa, televisione, leggende, youtube, stranezze stranissime
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Non è a me che dovete fare gli auguri, fanciulle, fateli direttamente a lui. Ci risentiamo a Luglio.
Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 12 gennaio 2009,
12:48 | fuffa, saint seiya
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Ho aperto un nuovo blog su iobloggo. Sì, mi sto scocciando di splinder e del suo modo di essere incasinato. Per chi mi vuole seguire (è apertoa tutti), sono qui: isoladifrancine.iobloggo,com.
Non perdiamoci di vista, sennò me la prendo con voi.
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 12 agosto 2008,
15:46 | fuffa
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Ho un cd del 2006 con sopra tutte le cose a cui stavo lavorando in quel momento. Compresa una storia che non credo riuscirò mai più a riscrivere con quella stessa freschezza.
Inserisco il cd nel computer. E non va. S'impalla.
Pregate che io ritrovi in questo baillamme il cd del 2007, o questa è la volta buona che m'ammazzo.
Intanto, non è che per caso avevo mandato a qualche anima pia il documento in questione?
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 01 luglio 2008,
10:33 | fuffa
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Quindici anni fa adottai una piccola tartarughina d'acqua. Di quelle con le guance rosse, avete presente? Nica nica, come una moneta da cento lire, mi dissero che era un maschietto e tutta giuliva decisi di battezzarlo Tetsuya.
Questo era quindici anni fa. In quindici anni, Tetsuya non ha mai visto un veterinario, poiché le tartarughe d'acqua rientrano nelle specie esotiche. Anzi, ad essere pignoli, tutto ciò che non è un cane o un gatto rientra nelle specie esotiche (anche i pesci rossi, sì. Ed i pappagallini. Non parliamo, poi, dei conigli).
Così, quando gli occhietti si ammallavano di congiuntivite, la sottoscritta si caricava il bestio, che nel frammentre cresceva come se non ci fosse un domani e dovesse occupare l'intero globo terracqueo, e lo portava al pronto soccorso veterinario, unico posto nella civilisisma Roma ove una tartaruga potesse essere visitata.
E quando la vostra Francesca ha lasciato la casa avita, ha smosso mari e monti e si è portata il suo Tetsuya appresso, anche perché il di lei padre aveva una mezza idea di portarlo a Villa Pamphili e lasciarlo assieme ai suoi simili, data la mole ormai raggiunta dall'animale (ancora un po', e posso usarlo come mezzo di locomozione. È pure abbastanza veloce...).
Ma ieri sera, per la piccola ed ingenua Francesca si sono spalancate le porte di un altro mondo.
Lo zio acquisito a metà, al suo rientro da una disastrosa cena a casa dei suoi, l'avvisa che "Chicca", come la chiama lui, ha iniziato a dimenarsi come un'ossessa. Senza motivo apparente.
Francesca, che, ricordiamolo, va in paranoia in un nanosecondo netto, si attacca ad internet e cerca di capire che mai potrebbe avere la sua 'Tsuya. Trova anche il telefono di un veterinario specializzato in rettili e tartarughe. E la Verità, invece che indicare una tomba ignuda di lontano, si manifesta a lei in tutta la sua crudeltà.
Francesca trova una foto. Un maschio ed una femmina messi a confronto.
E Francesca trova la prova inequivocabile che quello che credeva essere un maschietto, e che aveva battezzato con IL nome dell'EROE per eccellenza (almeno nel suo mondo malato), è, in realtà, una femmina.
Francesca è sinceramente prostrata, e si strugge domandandosi se non sia il caso di battezzare la bestia con un nome femminile. E se tutto sto casino non sia stato messo su ad arte da una bestia stanca di passare per maschio, quando invece è una femmina.
Che la sindrome di Lady Oscar colpisca anche le tartarughe?
Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 30 giugno 2008,
09:49 | fuffa, tetsuya
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Chi mi spiega perché mai ogni sacrosanta volta che io esco dal parrucchiere sembro un fungo scappato dal bosco?!
Nota: Utena mi perseguita. Indovinate un po' di quale colore ho lo smalto? Esatto...
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 10 giugno 2008,
12:47 | fuffa
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Eh, lo so, lo so che vi aspettavate un altro capitoletto di "Sorpresa!", ma sapete anche voi come vanno certe cose, no? Magari per tutto il giorno uno non ha idee, salvo poi essere visitato da Calliope ( o da chi pare a voi, sono gusti...) proprio quando se ne sta beato sotto le coperte, in quell'ora tranquilla che è quella del dormiveglia. È in momenti come questi che si dicono, fra l'altro, castronerie atomiche che chi divide il letto con te finge di a) non cpaire; e b) imputarle a sogni particolarmente vividi. L'altro giorno la mia metà mi ha sentito chiamare Akio nel sonno. Akio. Io. Esiste vendetta più dolce, Ohtori-san?
Ma non perdiamo il filo. Si diceva di quando si hanno intuizioni serali e, vuoi per non svegliare chi ti dorme accanto, vuoi per la pigrizia che ti impedisce di prendere appunti sul quaderno posto allo scopo sul comodino (ho un comodino e non lo uso... non sono normale...), demandi il tutto al giorno successivo. In fondo, che sarà mai? Si tratta di procrastinare di una manciata di ore, mica sarai così rincoglionita da dimenticare tutto come se non l'avessi MAI pensato, no?
E invece sì. Perché quando ti siedi a scrivere (non importa quale sia il mezzo) ti accorgi che nella migliore delle ipotesi hai rimosso tutto, ma tutto, tanto che potresti affittare il tuo cervello per ricavarne degli uffici open space. Nella peggiore delle ipotesi, invece, vedi solo la faccia sorridente di Akio che ti invita a far un giro in auto con lui. Poi io gli chiedo di guidare e lui risponde signorilmente "Scordatelo!" e svanisce in una nuvola di zolfo.
Percui, gentili dame e gentili cavalieri, vi parlerò oggi della gita fatta domenica scorsa al Monastero di Farfa (RI).
Domenica, per evitare sia la pioggia prevista per lunedì, sia la calca immonda che avrebbe affollato le strade per il rientro dalle lungo finesettimana. Andiamo a Farfa, ridente borgo arroccato attorno alla splendida abbazia del sesto secolo dopo Cristo. In chiesa si stan tenendo delle comunioni, per cui ci rechiamo in Erboristeria per alcuni acquisti ( il sapone alla Rosa di Maggio, il sapone alla Rosa di Maggio!) ed apprendiamo dalle invogliatissime commesse che si può visitare il monastero ad orari prestabiliti. Ok, prendiamo cinque biglietti, attendiamo che scattino le 12:30 ed andiamo a zonzo per lo sputazzo di paese (davvero tre case e quattro galline) intorno.
Alle 12:30 si compie il nostro fato.
Entriamo nel cortile esterno della parte visitabile del monastero, cortile in cui staziona una curiosa installazione di quattro alberi dal fusto colorato, posti attorno ad una vasca per i pesci rossi. Mah. Arriva la guida, che con la competenza di un personaggio/,macchietta dei film di Alberto Sordi ( e con un dialetto incredibile) ci informa che il portale da cui stiamo per passare è un resto di età carolingia. Anzi, di stile carolingio.
Entriamo, ci disponiamo a semicerchio e la guida ci fa vedere una pianta ricostruita (da un bambino pazzo) dell'abbazia carolingia che intersecava l'odierna abbazia di farfa, nata su resti del IV secolo a.C. Un tizio con le bretelle pone una domanda: "Scusi, ma chi erano i Carolingi?" (Prima mazzata), a cui la guida risponde con competenza: "Beh, i Carolingi erano una popolazione antica, venivano dalla Francia..." (pugnalata).
La guida racconta alcune curiosità, poi ci porta nel chiostro, ricostruito nel 1933, e ci illustra come siano stati eseguiti lavori di restauro molto scrupolosi dello stile precedente, ossia il romanico.
E l'amico Bretello chiede:"Scusi, cos'è il romanico?", cui la guida risponde "quello" indicando una povera bifora.
Viene poi il momento del percorso guidato che spiega in modo romanzato la storie dell'Abbazia, storia riassunta in cinque minuti cinque dalla guida che cita entrambe le leggende di Farfa, quella del Drago e quella dei tre cipressi.
La leggenda del drago è così riassumibile: San Lorenzo Siro sconfigge il Drago, ossia il paganesimo esistente sui monti della Sabina. Fine.
La leggedna dei tre cipressi: San Tommaso, in terrasanta ha una visione della Madonna (risate) che gli dice di fondare un'abbazia nel lazio, rpendendo come punto di riferimento tre cipressi. Fine.
La guida lascia spazio all'installazione multimediale attorno cui occorre girare in semicerchio. Sopra ogni stazione (10 in totale) è posta una fotocellula che illumina la stazione e fa partire la voce preregistrata di un certo attorone, Walter Nonsocosa (ribattezzato Walter Pedegazzi), che legge in un italiano antico (che io trovo curiosamente simile al dialetto parlato dalla Guida) la storia di Farfa.
La guida ci avvisa che le stazioni partiranno a canone, per dare l'idea delle preghiere dei monaci benedettini. Entriamo, ed indovinate un po' chi è che rompe le palle agli altri eprché non vadano avanti "sennò non si capisce niente"?:
Esatto, Bretello e la sua degna signora, i quali, non paghi di essersi fatti tutte le stazioni, tornano indietro per uscire dall'entrata. Mistero.
La guida ci porta poi in Biblioteca, dove possiamo ammirare dei libri risalenti al 1230 (immaginate i miei occhi...), ed anche una copia dell'Enciclopédie di Diderot e D'Alambert. Ma i nostri occhi sono catapultati addosso a delle immense bombole verde acido su cui campeggia in bianco una poco rassicurante N. Dopo le ciance della guida, l'amico del cuore di Bretello (che durante TUTTO il percorso ha dimostrato l'insolita capacità di ficcarsi davanti alla gente per scattare le foto, salvo poi scazzare perché gli sei passato davanti) si avvicina e chiede a cosa servano mai quelle bombole.
"Ma è il sistema antincendio" cinguetta la guida.
"Con dell'Azoto?" fa notare la mia dolce metà.
"Ma non è Azoto" protesta la guida.
"E allora cos'è?"
"Ma giel'ho detto, no? Il sistema antincendio" e sorridendo ci accompagna alla fine del percorso guidato, con impresse nella mente quelle bobole giganti piene di Azoto liquido pronte ad entrare in funzione in caso d'incendio e a congelare il povero malcapitato che dovesse trovarsi in quella sala. Glom.
Ma la nostra guida dà il meglio di sé quando, dopo averci fatto vedere un sarcofago del II secolo ritrovato sotto terra (testuali parole), la mia dolce metà le si avvicina e le domanda:"Scusi, ma sono visibili resti della villa d'età romana?" con il proposito di sapere se sia possibile vederli.
E lei risponde: "Ma certo che si vedono, sennò come avrebbero fatto a capire che si trattava di una villa d'età romana?"
Ecco, il resto della popolazione di Farfa è così. Il camerieri della trattoria che ti sconsiglia di prendere gli gnocchi al tartufo, perché gli gnocchi sono patate e col tartufo stanno male (Ma quando mai?), e la tizia che vende le ciambelline la quale ci promette la pizza fritta nel primissimo pomeriggio, salvo poi dircialle tre e dieci:"Eh, devo chiudere perché devo fare la pizza. Riapro tra un'ora" e rimuovere le nostre facce quando, dopo un'ora passata a vedere la vicina Toffia, ci riaffacciamo per l'agognata pizza.
Scherzi a parte, una bella gita, una bella mangiata, una bella giornata con gli amici, ed un bel colpo di sole che ha costretto la sottoscritta a coricarsi alle sei e mezzo del pomeriggio. Ne vale la pena? io direi di sì, ma vi consiglio di chiudere orecchie e cervello quando vi recherete alla visita guidata.
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 03 giugno 2008,
11:28 | viaggi, fuffa, arte, amici, leggende, la mamma dei cretini, stranezze stranissime
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"Questo sì che è lanciare una moda..." commentò Camus, braccia incrociate e un sorrisetto che chiama i pugni come un pastore le pecore. "Cos'è, tu e Himemiya avete pasticciato in bagno con le tinture fai-da-te?"
"Nanami..." lo rimproverò Milo mettendogli una mano sulla testa. "Devi perdonarla, le piace scherzare."
Scherzare?, pensò lei. "Nulla, nulla. In effetti il mio... parrucchiere ha fatto uno strano miscuglio con i colori..."
"A-hem" tossì Aphrodite, la spada di bambù alla Dodicesima Casa e una divisa bianca brdata di verde petrolio. "Ci saremmo anche noi..."
"Ma certo, ma certo", lo blandì Milo. " Come potrei non aver notato la Sposa della Rosa e il mio migliore amico?"
Fece loro un gesto come per dirgli "Accomodatevi" e i due obbedirono, avanzando verso un cono di luce chiara ed un tavolino in ferro battuto bianco e delle sedie dall'ampio schienale.
Oh. Mio. Dio.
"E' alquanto inusuale vedere qui la Vincitrice dei duelli e la Sposa della Rosa. A cosa dobbiamo questa piacevole sorpresa?"
"La vincitrice", disse Aphrodite sedendosi a ore nove, " ha detto che se voglio posso riprendermi la Sposa della Rosa."
"Certo che puoi" disse Milo, seduto a ore tre. "Basta che tu sconfigga la Vincitrice in duello."
Aphrodite arricciò le labbra in una smorfia ferina e poi rise, di gola, fissando Milo dritto negi occhi: " Ed eccoci al motivo della nostra visita, Presidente... La Vincitrice ha detto che posso riprendermi la Sposa della Rosa senza batterci...!"
"Questo non è possibile", disse accigliato Milo. "Va contro il regolamento."
"Questo lo so. Ma lei", proseguì Aphrodite con un cenno del mento verso le due ragazze" ha insistito tanto, ed eccoci qui."
"Ma non si può!", pigolò insoddisfatto Camus. "Le regole sono regole! Diglielo anche tu, fratello."
"E' vero?" domandò Milo con una nota di sincero stupore.
"Cer..." to che è vero!, stava per concludere lei, quando una voce stentorea e parecchio alterata disse:"Certo che no! Non lascerei Anthy nelle grinfie di quel bruto per tutto l'oro del mondo!"
Perdere un battito non è una bella sensazione. Fa male da cani. E' come se qualcuno ci avesse piantao un pugnale in pieno petto, mentre tutto l'ossigeno che abbiamo in corpo evapora. May day, may day!
E lo stesso allarme glielo lanciò il suo orpo un istante prima di girarsi e di vedere Shura avanzareverso di lei, i capelli fuxia che brillavano lucenti.
Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 26 maggio 2008,
09:15 | fuffa, sorpresa
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Un tono di voce di quelli che ti fanno squagliare come una coppa di gelato lasciata al sole, e un sorriso da pubblicità abbagliante, ecco le due cose che lei aveva sempre sognato di trovare in un uomo. Da quand'era alta così. E infatti ci sarebbe caduta con tutte le scarpe se non fosse stato per il colore dei suoi capelli - un punto indefinito tra il rosso vermiglio e l'arancio - e per la divisa immacolata come neve di Gennaio che fasciava la sua figura imponente. Solo gli occhi avevano mantenuto lo stesso punto di colore, anche se la consapevolezza del proprio potere aveva lasciato il posto ad una malizia latente e ad un inappagabile desiderio.
Forse, il lupo di Cappuccetto Rosso aveva lo stesso sguardo affamato, pensò lei deglutendo.
Perché a disarticolarle la mandibola non fu tanto scoprire che il noumenon di Touga Kiryu aveva deciso di manifestarsi attraverso il phenomenos di Milo di Scorpio, quanto il trovarsi di fronte un Camus, bIondo cenere e con una treccia di capelli a mo' di cerchietto, che la stava fissando con aria truce, ben deciso a sipngerla in una fossa piena zeppa di schifezze tentacolari ed altamente infiammabili, nel malaugurato caso in cui qualcuno vi avesse inavvertitamente lasciato cadere un fiammifero acceso. Per distrazione. Distrazione che Camus - o chi per lui - non vedeva l'ora di commettere.
"Buon... buongiorno..." balbettò, tentando di rimettere al suo posto l'osso mobile del cranio.
"Adesso che ti ho visto è un buon giorno" rispose Milo raggiante. Gli occhi di Camus si restrinsero ancor di più a due fessure strette strette. "Come mai porti in testa quel copricapo originale?" chiese Milo alludendo alla busta di carta - l'ennesima - che lei teneva ben calata sui capelli.
"Voglio lanciare una nuova moda..." mentì lei indietreggiando.
"Una nuova moda? Permettimi, ma non rende giustizia alla tua bellezza...", le disse Milo avvicinandosi.
"Tu dici, fratello?", s'inserì Camus. "Io, invece, trovo che il marrone sia un colore che le si addice... E molto anche."
Ora, lei aveva sempre sostenuto che Nanami Kiryu fosse sì una minaccia velenosa, ma bassa com'era, la si poteva neutralizzare in tre mosse- leggi: due sventagliate di ceffoni e un pugno a piantonarla per bene nel terreno; tuttavia, ritrovarsela di fronte e in un corpo maschile di quasi un metro e ottanta minò seriamente le basi di questa sua teoria.
Se quello che ho letto in tutti quei racconti di fantascienza è vero, questa qui ha anche la forza di Camus. E anche se non sa maneggiare il suo Cosmo, non credo che esiterebbe a prendermi a sberle non appena Milo volterà le spalle.
E tu non farti prendere a sberle!
Sì, ma devo stare appiccicata a quel mandrillo in calore!
E tu stacci! Vuoi finire spiaccicata come una banana sull'asfalto?
La fai facile tu! Non è te quella che palpeggia!
No, ma se le prendi tu, le prendo anche io. Ragion per cui, sii buona e stagli appiccicata.
Immersa in questi pensieri non si accorse di Milo, che le si era avvicinato di soppiatto, e le sfilò il sacchetto di carta dalla testa e lo lanciò alle sue spalle. "Ora ci siamo..."
"No!" strillò lei coprendosi i capelli con le mani. Una ciocca le finì sotto gli occhi, e solo allora notò che il loro colore era quello della coppetta di gelato di cui si parlava all'inizio. Fragola e cioccolato.
Autore: GoldFrancine | Data: sabato, 24 maggio 2008,
16:15 | fuffa, sorpresa
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