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Come sei
Hey girls, hey boys, Superstar DJ's, Here we go!
La sala è gremita. Brusio, rumori e gente che aspetta.
Il palco è vuoto, l'occhio di bue illumina un microfono che svetta solitario e nero contro la luce bianca e asettica.
Aspettano. Aspettano e osservano il palco con lo sguardo fisso, in attesa che sbuchi qualcosa dalle quinte.
E quel qualcosa, sono io.
Francine.
Vivo cantando le mie storie al suono della mia chitarra, spingendomi con i miei stivali e il mio fido morello in quelle terre oltre la frontiera e in quelle in cui il Mondo non è andato avanti, con il plettro al collo e tanta voglia di raccontare, raccontare, raccontare.
Le mie corde sono la lingua italiana, la buona scrittura mi fa da accordo e la continua ricerca della perfezione è il mio demone.
Sono una creatura senza tempo conosciuta con molti nomi, secondo la lingua dei paesi che ho visitato, ma, alla fine, essi riportano tutti a me.
A Francine.
Francine che imbraccia la chitarra e sale sul palco.
Lo spettacolo ha inizio.
Avete pagato il biglietto?
I commenti
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Il plagio. La violenza sugli animali. L'ignoranza. La presunzione. Gli invidiosi. Gli stupidi. I pregiudizi.
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Marmellata di bacche di rosa canina
1 Kg di polpa di bacche di rosa canina
600 g zucchero
buccia di limone
1/2 litro di vino bianco
Cogliete le bacche, privatele del gambo, lavatele bene sotto l' acqua corrente dopo averle pulite del pelo interno, mettettele in una pentola, ricopritele col vino, portatele ad ebollizione e fatele poi sobbollire a fuoco molto moderato per circa 45 minuti.
Trascorso questo tempo, scolatele e passatele ad un setaccio di maglie larghe schiacciando bene col cucchiaio di legno. Rimettete sul fuoco la polpa ottenuta aggiungendo poca acqua bollente e fate cuocere per circa 15 minuti.
Ripassate di nuovo al setaccio, pesate la polpa ottenuta e per ogni kg di polpa calcolate 600 g o più di zucchero. Fate cuocere la polpa con lo zucchero per circa 1/2 ora a fuoco moderato. Pochi minuti prima di togliere la marmellata dal fuoco, unite la buccia finemente grattugiata di un limone e qundo la marmellata è gelificata versatela ancora calda nei vasetti perfettamente puliti di vetro.
Chiudeteli subito con la marmellata ancora calda e conservate in luogo asciutto e buio fino al momento dell'uso.
(direttamente dal sito www.cucinareconamore.it)
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 17 ottobre 2006,
08:25 | cucina
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In attesa che Cris mi passi le foto della trasferta spagnola, vi parlo un po' del mio viaggio, o non lo farò più!
La Spagna, tutto sommato, mi è piaciuta. Abbiamo sogiornato a Madrid in due alberghi differenti, salvo due mini trasferte a Burgos e a Toledo.
La Spagna, dicevo, mi è piaciuta. A parte i vari lavori in corso, che hanno funestato gran parte della mia visita sul suolo iberico, i trasporti spagnoli funzionano che è una bellezza. Dodici linee metropolitane aperti fino a tardi, vita sociale sempre attiva, negozi aperti sino a tardi e posti dove potersi sedere e chiacchierare un poco... o anche solo riposrae i piedi prima di andare alla scoperta della città!
Ho apprezzato l'offerta di una città che cerca di venire incontro al turista, a qualunque categoria questo appertenga.
Vuoi fare una full immersion nell'Arte? A Madrid puoi.
Bulimia da shopping selvaggio? A Madrid puoi.
Teatro? Discoteche? Divertimento? A Madrid puoi.
Non mi metterò a fare sciocchi paragoni tra Madrid - che si difende discretamente - e Roma o Londra. Sarebbe da cretini provincialotti. Credo che di ogni luogo che un viaggiatore incontra, si debbano accettare le caratteristiche peculiari.
Madrid è una città aperta.
Prima di partire mi hanno detto: "Assomiglia all'Italia di vent'anni fa."
Posso dire con cognizione di causa che è un luogo comune da sfatare.
Le ragazze di Madrid girano libere in minigonna, senza pappagalli che le importunino.
Le persone adottano stili d'abbigliamento differenti che sono il paradiso per uno stilista capace che riesce a cogliere nuovi spunti per le proprie opere. E se ve lo dice la figlia di una sarta, potete crederci.
La gente è più tollerante, e anche se non si sbraccia come facciamo noi, restando nei limiti di una cortesia puramente igienica, riescono a venirti incontro e a darti una mano.
Le dolenti note, però, rivestono gli spagnoli e il loro rapporto con gli stranieri.
Non ho trovato un solo spagnolo che parlasse un inglese decente.
Ora, io non so la lingua di Shakespeare, ma se lo dice chi l'inglese lo sa (First Certificate superato) mi fido.
È possibile che chi dovrebbe essere addetto alle relazioni con gli stranieri non spiccichi mezza parola che non sia il dialetto tamburellante di Madrid?
Stazione di Atocha, ufficio Relazioni con il viaggiatore.
Sappiate che se andate in Spagna e volete farvi un viaggetto a Avila, Toledo o anche solo Salamanca ( la città, non il quartiere), dovrete fare delle file lunghissime per poter acquistare il biglietto.
Per sapere dove dover andare, ci appelliamo all'Ufficio summenzionato, dove, dietro una signorile porta a vetri, aspetta silente uno scimmione peloso.
« Do you speak english, sir?»
«No.»
«Parlez-vous français?»
«No.»
« Portougues?»
«No. Yo hablo español.»
Io e Cris ci fissiamo, tiriamo fuori la guida con un dizionario ridotto all'osso e formuliamo la seguente domanda: « Quierea dos billetes ida y vuelta para Burgos.»
Il burbero barbuto biascica qualcosa che suona come « salira, izquerda, derecha.» e indica la porta alle nostre spalle.
Solo che, oltre la porta a vetri c'era una gigantesca scala mobile. E che facciamo noi?
Usciamo, come vorrebbe il verbo "salir"?
Ma manco per la ceppa svettante!
"Saliamo" sulla scala mobile e vai col tango.
Metteteci, poi, che gli spagnoli non sono capaci di dare indicazioni neanche se ci provano, ci siamo persi per Atocha prima di tornare dal burbero barbuto e parlare solo in inglese.
Fingersi inglesi ( o francesi, se si possiede una buona padronanza di questa lingua, in due) può rivelarsi una carta vincente, a meno che non s'incappi nella pazzoide che ci ha rilasciato i biglietti per Toledo.
Scena:
« Good Morning. Do you speak english?»
« Yeah.» ( e qui ho tremato...)
« Two ticket for the bus for Toledo, please»
« ZEN ZERDI, it's okay?»
Io e Cris ci guardiamo ammammaloccuti, quindi lui mi fa segno di tacere e dice alla signorina dal'altra parte del vetro( signorina.... trent'anni per gamba, dentoni da coniglio e maglietta giallo primario...me la sogno ancora la notte!): « Sorry, but we don't speak spanish...»
« I've speak english....» e ridacchia. Po si rivolge ai suoi colleghi e biascica qualcosa che suona come un "Ma guardali! Si definiscono inglesi e non sanno ZEN ZERDI."
Quindi si rivolge di nuovo a noi e ci fa« It's Zen and five. The next ride is ZEN ZERDI.»
panico. Che cazzo ha detto?
Questa si spazientisce e ci fa: « Two billets for the next ride?»
Guardo l'orologio, si sono fatte le dieci e un quarto. Ho l'illuminazione.
« Yes, miss. Two ticket for the next ride, please.» balbetto poco convinta ma strafregandomene alla grande. Se quella parla inglese, io sono laureata a Oxford.
Perché sapete che significava, secondo lei, ZEN ZERDI? Le "dieci e mezzo". Che in inglese si dovrebbe dire "half past ten", ma che ce frega? Bulliamoci di sapere una lingua, tanto chi sarà il pazzo che ti correggerà?
Se poi quella pazza avesse capito che io e Cris eravamo italiani, sarebbe stata la fine.
Non tanto perché gli spagnoli sono sciovinisti ( oddio, un cicinin lo sono), quanto intimamente convinti che se loro riescono a capire noi italiani, noi italiani riusciamo a capire loro spagnoli.
Ora, con tutta la buona volontà, lo spagnolo è una lingua piena di falsi amici, con una sua grammatica e diversa dall'italiano, anche se la radice è la stessa e ci sono molte analogie tra le due lingue.
Ma da qui a dire che si capisce al volo, no.
Mi permetto di dissentire.
Per il semplice fatto che se spagnolo e italiano fossero la stessa lingua, non avremmo la divisione in spagnolo E italiano.
Superato il capitolo lingue, passiamo al capitolo "spiegazioni".
Prado, mostra ( ennesima) su Picasso. Per accedervi occorre presentare apposito biglietto (unico e cumulativo, grazie a dio!) ma un uscere ci dice che per visitare la mostra occorre USCIRE dalla struttura e far vedere il biglietto al Primo piano. Arrivati al bottegino (esterno) del Primo Piano, l'impiegata ci dice che dobbiamo andare « ARRIBA!»... ela mia testa, complice anche il caldo e la stanchezza di una settimana vissuta intensamente, vede il Prado sparire davanti ai suoi occhi emutarsi nel deserto messicano... e sente quel topo bastardo cianciare la sua "Arriba! Arriba! Arriba! Andale! Andale! Andale!".
Morale della favola, Mostra di PIcasso eprsa, sempre perché non siamo riusciti a trovare uno stramaledetto spagnolo che spiccicasse una qualsiasi altra lingua differente dalle quattro parlate in Spagna.
Continua...
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 08 agosto 2006,
00:00 | varie ed eventuali, viaggi, fuffa, pensieri e parole, cucina, leggende
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Il Calderone e il Faro
Ed anche questo blog ha fatto un bel cambio d'immagine con l'arrivo dell'Estate. Ringraziate per la grafica Cielo Amaranto, tanto per cambiare...
La prima cosa che mi ronza in testa da un paio di giorni a questa parte è la seguente: Care mammine che affollate la rete e mettete on-line le fotografie dei vostri pagoli... non avete paura? Ora, lungi da me l'idea di fare terrorismo mediatico, ma io, al posto vostro, non metetrei mai e poi mai l'immagine di mio/a figlio/a a disposizione di tutti. Tutti. Che ne so di chi guarda la foto del pargolo? Certo, alcuni pupetti hanno degli occhi spettacolari ( uno, biondo biondo e con due occhioni blu che sono bellissimi. Li avrà presi dal babbo?) e delle espressioni divertentissime, ma... non so, io sarei terrorizzata alla sola diea che il sangue del mio sangue cada nella mani altrui. Starò scadendo nella paranoia? Non so, so solo che ho deciso di evitare i blog della mammine isteriche, quelle che aprono un blog magari solo epr dire che il pupo ha fatto mezzo chillo di cacchina santa. Cacchina santa... ma puzza in maniera apocalittica! il mio gatto è più pofumato? Come si può rincoglionirsi al punto di dire "il mio pupotto adorato ha fatto un ruttino che sembrava un boato?"(pure la rima! Potrei fare la paroliera!)
La seconda cosa che mi ronza in testa è che l'Italia è un paese popolato di pazzi. Gente che non si cura per mesi e che ad un passo dalle vacanze decide di farsi fare il controllo alla vagina, nemmeno fosse un'automobile. "Visita e pap-test" al posto di "acqua e olio"
E sempre restando in ambito di motori, cari amici centauri, io vi ODIO. ODIO! Posso dire che non vi sopporto quando sfrecciate a tutto gas e superate alla cazzo di cane gli automobilisti? Oggi, per non investire una coppia di coglionazzi che hanno pensato bene di superarmi a destra, ho preso un marciapiede spaccando un cerchione. Un botto pazzesco. E perché? Perché quei due deficienti non potevano attendere che passassi io, dopo essermi fermata ad un Dare Precedenza ed aver ripreso la marcia... Una moto/motorino/scooter che si ferma? Ma siamo impazziti? Spero si fermino contro un palo.
E a proposito di maledizioni... è da qualche giorno che mi succedono cose assurde. Una di seguito all'altra. E non per colpa della mia distrazione. Così, ho chiesto una lettura di carte. Ed è risultato che qualche idiota qualcosina contro di me l'ha fatta. Ora, non sono così idiota da credere al malocchio, dandogli così forza, ma lasciate che io vi dica una sola cosa: non fate cazzate. Perché in questi ambiti ciò che fai ti torna indietro triplicato. Ne vale la pena?
Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 03 luglio 2006,
23:02 | varie ed eventuali, fuffa, cucina, amici
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Apriamo questa nuova sezione illustrando passo passo una ricetta tipicamente romana:
ajo, ojo e peperoncino.
Tutti gli ingredienti saranno per una persona, cosicché il single incallito possa avvicinarsi ai fornelli senza tirare in ballo l'alibi del non riuscire a regolarsi con le porzioni.
*Aglio ( uno spicchio) *Peperoncino q. b. *Spaghetti ( 80 g) *Olio extravergine d'oliva q. b.
Mettete sul fuoco una pentola con acqua salata in cui gli spaghetti possano sguazzare comodi. Per il formato lungo, conviene utilizzare delle pentole alte. Intanto, scamiciate l'aglio e tagliate lo spicchio in tante fettine sottili, cosicché l'olio rpenda sapore. In una padella sufficientemente larga da potervi rigirare la pasta, mettete tre cucchiai d'olio e fatevi dorare l'aglio, e in ultimo cospargete con due pizzichi di peperoncino.
Togliete dal fuoco.
Lessate gli spagehtti al dente (occorrono dai sette ai dieci minuti) e versateli nella padella. Accendete la fiamma, fateli insaporire e scodellate.
Buon appetito!
( Il primo che ci mette sopra il formaggio è un uomo morto! )
Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 05 giugno 2006,
01:38 | cucina, cucinare a roma
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