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Come sei
Hey girls, hey boys, Superstar DJ's, Here we go!
La sala è gremita. Brusio, rumori e gente che aspetta.
Il palco è vuoto, l'occhio di bue illumina un microfono che svetta solitario e nero contro la luce bianca e asettica.
Aspettano. Aspettano e osservano il palco con lo sguardo fisso, in attesa che sbuchi qualcosa dalle quinte.
E quel qualcosa, sono io.
Francine.
Vivo cantando le mie storie al suono della mia chitarra, spingendomi con i miei stivali e il mio fido morello in quelle terre oltre la frontiera e in quelle in cui il Mondo non è andato avanti, con il plettro al collo e tanta voglia di raccontare, raccontare, raccontare.
Le mie corde sono la lingua italiana, la buona scrittura mi fa da accordo e la continua ricerca della perfezione è il mio demone.
Sono una creatura senza tempo conosciuta con molti nomi, secondo la lingua dei paesi che ho visitato, ma, alla fine, essi riportano tutti a me.
A Francine.
Francine che imbraccia la chitarra e sale sul palco.
Lo spettacolo ha inizio.
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Ci siamo. Si parte per la montagna (si fa per dire).
Vi lascio con l'ultima mia devianza mentale. Kanon sulla spiaggia di Capo Sounion.

Autore: GoldFrancine | Data: mercoledì, 13 agosto 2008,
15:18 | arte, saint seiya, gomma e matita, questione di mouse
Quanti commenti (3) ci sono?
Eh, lo so, lo so che vi aspettavate un altro capitoletto di "Sorpresa!", ma sapete anche voi come vanno certe cose, no? Magari per tutto il giorno uno non ha idee, salvo poi essere visitato da Calliope ( o da chi pare a voi, sono gusti...) proprio quando se ne sta beato sotto le coperte, in quell'ora tranquilla che è quella del dormiveglia. È in momenti come questi che si dicono, fra l'altro, castronerie atomiche che chi divide il letto con te finge di a) non cpaire; e b) imputarle a sogni particolarmente vividi. L'altro giorno la mia metà mi ha sentito chiamare Akio nel sonno. Akio. Io. Esiste vendetta più dolce, Ohtori-san?
Ma non perdiamo il filo. Si diceva di quando si hanno intuizioni serali e, vuoi per non svegliare chi ti dorme accanto, vuoi per la pigrizia che ti impedisce di prendere appunti sul quaderno posto allo scopo sul comodino (ho un comodino e non lo uso... non sono normale...), demandi il tutto al giorno successivo. In fondo, che sarà mai? Si tratta di procrastinare di una manciata di ore, mica sarai così rincoglionita da dimenticare tutto come se non l'avessi MAI pensato, no?
E invece sì. Perché quando ti siedi a scrivere (non importa quale sia il mezzo) ti accorgi che nella migliore delle ipotesi hai rimosso tutto, ma tutto, tanto che potresti affittare il tuo cervello per ricavarne degli uffici open space. Nella peggiore delle ipotesi, invece, vedi solo la faccia sorridente di Akio che ti invita a far un giro in auto con lui. Poi io gli chiedo di guidare e lui risponde signorilmente "Scordatelo!" e svanisce in una nuvola di zolfo.
Percui, gentili dame e gentili cavalieri, vi parlerò oggi della gita fatta domenica scorsa al Monastero di Farfa (RI).
Domenica, per evitare sia la pioggia prevista per lunedì, sia la calca immonda che avrebbe affollato le strade per il rientro dalle lungo finesettimana. Andiamo a Farfa, ridente borgo arroccato attorno alla splendida abbazia del sesto secolo dopo Cristo. In chiesa si stan tenendo delle comunioni, per cui ci rechiamo in Erboristeria per alcuni acquisti ( il sapone alla Rosa di Maggio, il sapone alla Rosa di Maggio!) ed apprendiamo dalle invogliatissime commesse che si può visitare il monastero ad orari prestabiliti. Ok, prendiamo cinque biglietti, attendiamo che scattino le 12:30 ed andiamo a zonzo per lo sputazzo di paese (davvero tre case e quattro galline) intorno.
Alle 12:30 si compie il nostro fato.
Entriamo nel cortile esterno della parte visitabile del monastero, cortile in cui staziona una curiosa installazione di quattro alberi dal fusto colorato, posti attorno ad una vasca per i pesci rossi. Mah. Arriva la guida, che con la competenza di un personaggio/,macchietta dei film di Alberto Sordi ( e con un dialetto incredibile) ci informa che il portale da cui stiamo per passare è un resto di età carolingia. Anzi, di stile carolingio.
Entriamo, ci disponiamo a semicerchio e la guida ci fa vedere una pianta ricostruita (da un bambino pazzo) dell'abbazia carolingia che intersecava l'odierna abbazia di farfa, nata su resti del IV secolo a.C. Un tizio con le bretelle pone una domanda: "Scusi, ma chi erano i Carolingi?" (Prima mazzata), a cui la guida risponde con competenza: "Beh, i Carolingi erano una popolazione antica, venivano dalla Francia..." (pugnalata).
La guida racconta alcune curiosità, poi ci porta nel chiostro, ricostruito nel 1933, e ci illustra come siano stati eseguiti lavori di restauro molto scrupolosi dello stile precedente, ossia il romanico.
E l'amico Bretello chiede:"Scusi, cos'è il romanico?", cui la guida risponde "quello" indicando una povera bifora.
Viene poi il momento del percorso guidato che spiega in modo romanzato la storie dell'Abbazia, storia riassunta in cinque minuti cinque dalla guida che cita entrambe le leggende di Farfa, quella del Drago e quella dei tre cipressi.
La leggenda del drago è così riassumibile: San Lorenzo Siro sconfigge il Drago, ossia il paganesimo esistente sui monti della Sabina. Fine.
La leggedna dei tre cipressi: San Tommaso, in terrasanta ha una visione della Madonna (risate) che gli dice di fondare un'abbazia nel lazio, rpendendo come punto di riferimento tre cipressi. Fine.
La guida lascia spazio all'installazione multimediale attorno cui occorre girare in semicerchio. Sopra ogni stazione (10 in totale) è posta una fotocellula che illumina la stazione e fa partire la voce preregistrata di un certo attorone, Walter Nonsocosa (ribattezzato Walter Pedegazzi), che legge in un italiano antico (che io trovo curiosamente simile al dialetto parlato dalla Guida) la storia di Farfa.
La guida ci avvisa che le stazioni partiranno a canone, per dare l'idea delle preghiere dei monaci benedettini. Entriamo, ed indovinate un po' chi è che rompe le palle agli altri eprché non vadano avanti "sennò non si capisce niente"?:
Esatto, Bretello e la sua degna signora, i quali, non paghi di essersi fatti tutte le stazioni, tornano indietro per uscire dall'entrata. Mistero.
La guida ci porta poi in Biblioteca, dove possiamo ammirare dei libri risalenti al 1230 (immaginate i miei occhi...), ed anche una copia dell'Enciclopédie di Diderot e D'Alambert. Ma i nostri occhi sono catapultati addosso a delle immense bombole verde acido su cui campeggia in bianco una poco rassicurante N. Dopo le ciance della guida, l'amico del cuore di Bretello (che durante TUTTO il percorso ha dimostrato l'insolita capacità di ficcarsi davanti alla gente per scattare le foto, salvo poi scazzare perché gli sei passato davanti) si avvicina e chiede a cosa servano mai quelle bombole.
"Ma è il sistema antincendio" cinguetta la guida.
"Con dell'Azoto?" fa notare la mia dolce metà.
"Ma non è Azoto" protesta la guida.
"E allora cos'è?"
"Ma giel'ho detto, no? Il sistema antincendio" e sorridendo ci accompagna alla fine del percorso guidato, con impresse nella mente quelle bobole giganti piene di Azoto liquido pronte ad entrare in funzione in caso d'incendio e a congelare il povero malcapitato che dovesse trovarsi in quella sala. Glom.
Ma la nostra guida dà il meglio di sé quando, dopo averci fatto vedere un sarcofago del II secolo ritrovato sotto terra (testuali parole), la mia dolce metà le si avvicina e le domanda:"Scusi, ma sono visibili resti della villa d'età romana?" con il proposito di sapere se sia possibile vederli.
E lei risponde: "Ma certo che si vedono, sennò come avrebbero fatto a capire che si trattava di una villa d'età romana?"
Ecco, il resto della popolazione di Farfa è così. Il camerieri della trattoria che ti sconsiglia di prendere gli gnocchi al tartufo, perché gli gnocchi sono patate e col tartufo stanno male (Ma quando mai?), e la tizia che vende le ciambelline la quale ci promette la pizza fritta nel primissimo pomeriggio, salvo poi dircialle tre e dieci:"Eh, devo chiudere perché devo fare la pizza. Riapro tra un'ora" e rimuovere le nostre facce quando, dopo un'ora passata a vedere la vicina Toffia, ci riaffacciamo per l'agognata pizza.
Scherzi a parte, una bella gita, una bella mangiata, una bella giornata con gli amici, ed un bel colpo di sole che ha costretto la sottoscritta a coricarsi alle sei e mezzo del pomeriggio. Ne vale la pena? io direi di sì, ma vi consiglio di chiudere orecchie e cervello quando vi recherete alla visita guidata.
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 03 giugno 2008,
11:28 | viaggi, fuffa, arte, amici, leggende, la mamma dei cretini, stranezze stranissime
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Dlin Dlon.
Si avvisano i gentili utenti che la vostra affezionata GoldFrancine ha aperto un account su Deviantart, ove posterà i suoi disegni e le sue fotografie.
Dlin Dlon
Autore: GoldFrancine | Data: giovedì, 17 aprile 2008,
10:28 | varie ed eventuali, arte
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Ok, adesso vi parlo di qualcosa che è successo sabato scorso. Si tratta di un concerto. All'Auditorium. Suonava un certo Peter Cincotti (subito ribattezzato Peter Cicoria), per me emerito e distinto sconosciuto. Ma siccome codesto messere fa swing/jazz/pop elettrico, e siccome l'amato bene ha detto "perché no?", sabato sera mi sono ritrovata seduta in platea a gustarmi questo tizio suonare.
Tizio di cui non conoscevo nulla, né avevo mai sentito nominare sino a tipo un mese prima (chiedo scusa ai suoi fan e alle persone più istruite in materia... ). Avevo visto solo di sfuggita il suo sito, pieno di foto da piacione. Tuttavia, poiché ero in ballo e dovevo ballare, ho deciso di chiudere il cervello e i miei pregiudizi e di ascoltare.
Così. Semplicemente.
E Peter mi ha preso per mano con quel suo sorriso sghembo e mi ha accompagnato per un'ora e tre quarti in un mondo in cui il mio cervello vagava. E pensava. Ed elaborava.
Mentre la band faceva dei numeri di alta scuola sul palco ( una standing ovation sarebbe stato giusto farla solo al batterista, santo cielo!), io andavo. Cullata dalla musica, che mi ha aiutato a fare luce su un problemino che mi porto appresso da troppo tempo.
Non dico di aver capito chi sono, perché sarebbe troppo presuntuoso da parte mia uscirmene con un'affermazione di questo tipo. Tuttavia, mi ha aiutato (la musica, intendo) a farmi vedere chi sono io. E chi è il mio prossimo.
Io sono un gatto. Orgoglioso. Che ti ama, ti dà anche l'anima, ma pretende. Pretende rispetto. Pretende che se tu gli pesti la coda, come minimo ti scusi con lui. Ti mostri contrito. Che tu faccia almeno il gesto.
Perché un gatto non chiede. Prende. Esige. E se tu non vuoi stare alle sue condizioni, fatti da parte e liberagli la strada.
Perché un cane scende a condizioni. Un cane leccherà sempre la mano del padrone, anche quando riceverà delle scarpate sul muso.
Ma io non ho alcun padrone, eccezion fatta per me stessa. Ed è questa l'unica vera cosa che conti. Davvero.
Fischiate pure nelle notti di bruma evanescente.
Fischiate, sino a che la bocca non vi diventi secca.
Fischiate, se vi aggrada.
Io non risponderò.
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 08 aprile 2008,
11:04 | fuffa, pensieri e parole, canzoni, arte, amici
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Voi cosa avete trovato nell'uovo?
XD
Autore: GoldFrancine | Data: venerdì, 21 marzo 2008,
09:07 | arte, gomma e matita
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Quando vedo di queste cose mi verrebbe da chiedere all'autrice: "Oh, tu donna dalle abili dita, perché perdi tempo con Ikki e non mi disegni Shura?"
Poi asciugo la bava che cola sul pavimento, of course...
Autore: GoldFrancine | Data: giovedì, 28 febbraio 2008,
10:17 | arte, saint seiya, gomma e matita
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Work It
Make It
Do It
Makes Us
Harder
Better
Faster
Stronger
More Than
Hour
Our
Never
Ever
After
Work is
Over [x2]
Work It Harder Make It Better
Do It Faster, Makes Us Stronger
More Than Ever Hour After
Our Work Is Never Over
Tutto in un unico piano sequenza, signori. Lode al genio.
Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 26 febbraio 2008,
08:34 | varie ed eventuali, canzoni, arte, stranezze stranissime
Quanti commenti (6) ci sono?
Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 29 ottobre 2007,
12:09 | varie ed eventuali, arte, stranezze stranissime
Quanti commenti ci sono?
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