Come sei

Hey girls, hey boys, Superstar DJ's, Here we go!
La sala è gremita. Brusio, rumori e gente che aspetta.
Il palco è vuoto, l'occhio di bue illumina un microfono che svetta solitario e nero contro la luce bianca e asettica.
Aspettano. Aspettano e osservano il palco con lo sguardo fisso, in attesa che sbuchi qualcosa dalle quinte.
E quel qualcosa, sono io.
Francine.
Vivo cantando le mie storie al suono della mia chitarra, spingendomi con i miei stivali e il mio fido morello in quelle terre oltre la frontiera e in quelle in cui il Mondo non è andato avanti, con il plettro al collo e tanta voglia di raccontare, raccontare, raccontare.
Le mie corde sono la lingua italiana, la buona scrittura mi fa da accordo e la continua ricerca della perfezione è il mio demone.
Sono una creatura senza tempo conosciuta con molti nomi, secondo la lingua dei paesi che ho visitato, ma, alla fine, essi riportano tutti a me.
A Francine.
Francine che imbraccia la chitarra e sale sul palco.
Lo spettacolo ha inizio.
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I commenti

QueenCrimson in Touch faith!
QueenCrimson in 16/06/2009
Elentari77 in Sorpresa!-8
GoldFrancine in Sorpresa!-8
Sen in Sorpresa!-8
QueenCrimson in 16/06/2009
GoldFrancine in 16/06/2009
QueenCrimson in 16/06/2009
GoldFrancine in 16/06/2009
GoldFrancine in Scene da un matrimon...

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Apologia di Francesca

Quindici anni fa adottai una piccola tartarughina d'acqua. Di quelle con le guance rosse, avete presente? Nica nica, come una moneta da cento lire, mi dissero che era un maschietto e tutta giuliva decisi di battezzarlo Tetsuya.

Questo era quindici anni fa. In quindici anni, Tetsuya non ha mai visto un veterinario, poiché le tartarughe d'acqua rientrano nelle specie esotiche. Anzi, ad essere pignoli, tutto ciò che non è un cane o un gatto rientra nelle specie esotiche (anche i pesci rossi, sì. Ed i pappagallini. Non parliamo, poi, dei conigli).

Così, quando gli occhietti si ammallavano di congiuntivite, la sottoscritta si caricava il bestio, che nel frammentre cresceva come se non ci fosse un domani e dovesse occupare l'intero globo terracqueo, e lo portava al pronto soccorso veterinario, unico posto nella civilisisma Roma ove una tartaruga potesse essere visitata.

E quando la vostra Francesca ha lasciato la casa avita, ha smosso mari e monti e si è portata il suo Tetsuya appresso, anche perché il di lei padre aveva una mezza idea di portarlo a  Villa Pamphili e lasciarlo assieme ai suoi simili, data la mole ormai raggiunta dall'animale (ancora un po', e posso usarlo come mezzo di locomozione. È pure abbastanza veloce...).

Ma ieri sera, per la piccola ed ingenua Francesca si sono spalancate le porte di un altro mondo.

Lo zio acquisito a metà, al suo rientro da una disastrosa cena a casa dei suoi, l'avvisa che "Chicca", come la chiama lui, ha iniziato a dimenarsi come un'ossessa. Senza motivo apparente.

Francesca, che, ricordiamolo, va in paranoia in un nanosecondo netto, si attacca ad internet e cerca di capire che mai potrebbe avere la sua 'Tsuya. Trova anche il telefono di un veterinario specializzato in rettili e tartarughe. E la Verità, invece che indicare una tomba ignuda di lontano, si manifesta a lei in tutta la sua crudeltà.

Francesca trova una foto. Un maschio ed una femmina messi a confronto.

E Francesca trova la prova inequivocabile che quello che credeva essere un maschietto, e che aveva battezzato con IL nome dell'EROE per eccellenza (almeno nel suo mondo malato), è, in realtà, una femmina.


Francesca è sinceramente prostrata, e si strugge domandandosi se non sia il caso di battezzare la bestia con un nome femminile. E se tutto sto casino non sia stato messo su ad arte da una bestia stanca di passare per maschio, quando invece è una femmina.

Che la sindrome di Lady Oscar colpisca anche le tartarughe?



Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 30 giugno 2008, 09:49 | fuffa, tetsuya
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Ancora non ci credo...

ma dopo cinque (5) anni c'è ancora qualcuno che apprezza "Il Rimpianto di una stella cadente" e (soprattutto) "Gold!".



Sono sinceramente stupefatta.

Autore: GoldFrancine | Data: giovedì, 26 giugno 2008, 12:59 | saint seiya
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Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando...

 










Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle

storie fotografate dentro un album rilegato in pelle

tuoni d'aerei supersonici che fanno alzar la testa

e il buio all'alba che si fa d'argento alla finestra



avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare

schiuma di cavalloni pazzi che si inseguono nel mare

e pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate

un treno per l'America senza fermate.



Avrai due lacrime più dolci da seccare

un sole che si uccide e pescatori di telline

e neve di montagne e pioggia di colline

avrai un legnetto di cremino da succhiare

avrai una donna acerba e un giovane dolore

viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore

avrai una sedia per posarti e ore vuote come uova di cioccolato

ed un amico che ti avrà deluso tradito e ingannato...



Avrai, avrai, avrai il tuo tempo per andar lontano,

camminerai dimenticando, ti fermerai sognando...

Avrai, avrai, avrai la stessa mia triste speranza

e sentirai di non avere amato mai abbastanza

se amore, amore avrai...



Avrai parole nuove da cercare quando viene sera

e cento ponti da passare e far suonare la ringhiera

la prima sigaretta che ti fuma in gola un po' di tosse

Natale di agrifoglio e candeline rosse

avrai un lavoro da sudare

mattini fradici di brividi e rugiada

giochi elettronici e sassi per la strada

avrai ricordi, ombrelli e chiavi da scordare




Avrai carezze per parlare con i cani

e sarà sempre di domenica domani

e avrai discorsi chiusi dentro e mani che frugano le tasche della vita

ed una radio per sentire che la guerra è finita...



Avrai, avrai, avrai il tuo tempo per andar lontano,

camminerai dimenticando, ti fermerai sognando...

Avrai, avrai, avrai la stessa mia triste speranza

e sentirai di non avere amato mai abbastanza

se amore, amore, amore, amore avrai...



Autore: GoldFrancine | Data: venerdì, 13 giugno 2008, 09:55 | canzoni, claudio
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Pesce infoiato

Vi pare normale che un giornalista sportivo della RAI come prima domanda posta a quella gran signora di Federica Pellegrini, che non fa mistero del suo corpo, delle sue prestazioni amorose col fidanzato Luca Marin, che ha una faccia da maiala infoiata, sia "E' vero che hai un piercing sul capezzolo sinistro?"?

Autore: GoldFrancine | Data: giovedì, 12 giugno 2008, 11:22 | la mamma dei cretini
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Pigne nel cervello

Tutti hanno a che fare con dei collaboratori esterni un po' lenti di comprendonio. Quelli che non afferrano al volo concetti lampanti, quelli che ti costringono a spiegare per filo e per segno l'ovvio, quelli che li devi pungolare cinquanta volte prima che facciano l'esatto contrario...

Ci siamo capiti, no?

Io me la devo vedere con un laboratorio analisi cui inviamo degli esami da analizzare. Il precedente, con questo laboratorio, è che lavorano svogliatamente, roba che Pinocchio era un ragazzino dligente. Ieri, verso le sedici, li chiamo per chiedere loro se potevano portarci delle provette per dei tamponi. Tamponi che, ci tengo a sottolineare, noi poi rispediamo loro con il prelievo bell'e fatto. Parlo con la nuova segretaria, la quale mi cade dalle nuvole.. "Eh, non so, devo chiedere il permesso alla dottoressa, io non posso uscire..."

"Ok", rispondo io."Non ne ho bisogno adesso, puoi portarmeli, per favore, quando esci?" e lei si fa lasciare il telefono dello studio.

Verso le diciotto e dieci suona al citofono, le apro, e questa sale. E deposita sul bancone della segreteria i tamponi già prelevati con le impegnative delle relative pazienti. Io e la dottoressa la guardiamo con gli occhi a puntino, esterrefatte.

"Eccoli qua, vi ho portato i tamponi" ci dice tuta garrula.

"Ma che mi hi riportato i tamponi fatti?" domando io perplessa.

"Sì, perché?"

E a quel punto, parte la dottoressa a farle il cazziatone. Perché quei tamponi, fatti ieri pomeriggio, dovevano essere preparati nello stesso pomeriggio, e NON dovevano fare avanti e indré, soprattutto a testa in giù. Quindi, significa che tu non hai capito una mazza di come si svolge il tuo lavoro. Tu sei il Laboratorio, mica io. Che me li riporti a fare quei tamponi? Che ci faccio io? Li analizzo a furia di sputi?



Autore: GoldFrancine | Data: giovedì, 12 giugno 2008, 11:07 | la mamma dei cretini
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Lacca e forbici

Chi mi spiega perché mai ogni sacrosanta volta che io esco dal parrucchiere sembro un fungo scappato dal bosco?!


Nota: Utena mi perseguita. Indovinate un po' di quale colore ho lo smalto? Esatto...



Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 10 giugno 2008, 12:47 | fuffa
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17 Juillet




www.goldfrancine.deviantart.com



Autore: GoldFrancine | Data: sabato, 07 giugno 2008, 18:51 | saint seiya, gomma e matita
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Ah, manigoldo!

Io mi chiedo cosa si scoli quest'omino qui.

Cognac avariato? Mortali mix di candeggina, alka-seltzer e grappa 99 erbe?

No, secondo me ne verrebbe fuori un interessantissimo argomento per una tesi di psicologia (potrei proporla al Fratello, gicché mi ci trovo), perché, francamente, io sto ancora qui a chiedermi come cazzo ci vedano i giapponesi se uno di loro (campione non rappresentativo, me ne rendo conto) decide di battezzare un personaggio con il meraviglioso soprannome di Death Mask, ed il suo predecessore (uguale in tutto e per tutto, tranne che per il carattere decisamente più buono) Manigoldo.


MANIGOLDO?


Qualcuno regali a Kuru-kuru un dizionario d'italiano, ve ne supplico..



Autore: GoldFrancine | Data: venerdì, 06 giugno 2008, 19:15 | saint seiya, la mamma dei cretini
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Sti Carolingi...

Eh, lo so, lo so che vi aspettavate un altro capitoletto di "Sorpresa!", ma sapete anche voi come vanno certe cose, no? Magari per tutto il giorno uno non ha idee, salvo poi essere visitato da Calliope ( o da chi pare a voi, sono gusti...) proprio quando se ne sta beato sotto le coperte, in quell'ora tranquilla che è quella del dormiveglia. È in momenti come questi che si dicono, fra l'altro, castronerie atomiche che chi divide il letto con te finge di a) non cpaire; e b) imputarle a sogni particolarmente vividi. L'altro giorno la mia metà mi ha sentito chiamare Akio nel sonno. Akio. Io. Esiste vendetta più dolce, Ohtori-san?

Ma non perdiamo il filo. Si diceva di quando si hanno intuizioni serali e, vuoi per non svegliare chi ti dorme accanto, vuoi per la pigrizia che ti impedisce di prendere appunti sul quaderno posto allo scopo sul comodino (ho un comodino e non lo uso... non sono normale...), demandi il tutto al giorno successivo. In fondo, che sarà mai? Si tratta di procrastinare di una manciata di ore, mica sarai così rincoglionita da dimenticare tutto come se non l'avessi MAI pensato, no?

E invece sì. Perché quando ti siedi a scrivere (non importa quale sia il mezzo) ti accorgi che nella migliore delle ipotesi hai rimosso tutto, ma tutto, tanto che potresti affittare il tuo cervello per ricavarne degli uffici open space. Nella peggiore delle ipotesi, invece, vedi solo la faccia sorridente di Akio che ti invita a far un giro in auto con lui. Poi io gli chiedo di guidare e lui risponde signorilmente "Scordatelo!" e svanisce in una nuvola di zolfo.


Percui, gentili dame e gentili cavalieri, vi parlerò oggi della gita fatta domenica scorsa al Monastero di Farfa (RI).

Domenica, per evitare sia la pioggia prevista per lunedì, sia la calca immonda che avrebbe affollato le strade per il rientro dalle lungo finesettimana. Andiamo a Farfa, ridente borgo arroccato attorno alla splendida abbazia del sesto secolo dopo Cristo. In chiesa si stan tenendo delle comunioni, per cui ci rechiamo in Erboristeria per alcuni acquisti ( il sapone alla Rosa di Maggio, il sapone alla Rosa di Maggio!) ed apprendiamo dalle invogliatissime commesse che si può visitare il monastero ad orari prestabiliti. Ok, prendiamo cinque biglietti, attendiamo che scattino le 12:30 ed andiamo a zonzo per lo sputazzo di paese (davvero tre case e quattro galline) intorno.

Alle 12:30 si compie il nostro fato.

Entriamo nel cortile esterno della parte visitabile del monastero, cortile in cui staziona una curiosa installazione di quattro alberi dal fusto colorato, posti attorno ad una vasca per i pesci rossi. Mah. Arriva la guida, che con la competenza di un personaggio/,macchietta dei film di Alberto Sordi ( e con un dialetto incredibile)  ci informa che il portale da cui stiamo per passare è un resto di età carolingia. Anzi, di stile carolingio.

Entriamo, ci disponiamo a semicerchio e la guida ci fa vedere una pianta ricostruita (da un bambino pazzo) dell'abbazia carolingia che intersecava l'odierna abbazia di farfa, nata su resti del IV secolo a.C. Un tizio con le bretelle pone una domanda: "Scusi, ma chi erano i Carolingi?" (Prima mazzata), a cui la guida risponde con competenza: "Beh, i Carolingi erano una popolazione antica, venivano dalla Francia..." (pugnalata).

La guida racconta alcune curiosità, poi ci porta nel chiostro, ricostruito nel 1933, e ci illustra come siano stati eseguiti lavori di restauro molto scrupolosi dello stile precedente, ossia il romanico.

E l'amico Bretello chiede:"Scusi, cos'è il romanico?", cui la guida risponde "quello" indicando una povera bifora.

Viene poi il momento del percorso guidato che spiega in modo romanzato la storie dell'Abbazia, storia riassunta in cinque minuti cinque dalla guida che cita entrambe le leggende di Farfa, quella del Drago e quella dei tre cipressi.

La leggenda del drago è così riassumibile: San Lorenzo Siro sconfigge il Drago, ossia il paganesimo esistente sui monti della Sabina. Fine.

La leggedna dei tre cipressi: San Tommaso, in terrasanta ha una visione della Madonna (risate) che gli dice di fondare un'abbazia nel lazio, rpendendo come punto di riferimento tre cipressi. Fine.

La guida lascia spazio all'installazione multimediale attorno cui occorre girare in semicerchio. Sopra ogni stazione (10 in totale) è posta una fotocellula che illumina la stazione e fa partire la voce preregistrata di un certo attorone, Walter Nonsocosa (ribattezzato Walter Pedegazzi), che legge in un italiano antico (che io trovo curiosamente simile al dialetto parlato dalla Guida) la storia di Farfa.

La guida ci avvisa che le stazioni partiranno a canone, per dare l'idea delle preghiere dei monaci benedettini. Entriamo, ed indovinate un po' chi è che rompe le palle agli altri eprché non vadano avanti "sennò non si capisce niente"?:

Esatto, Bretello e la sua degna signora, i quali, non paghi di essersi fatti tutte le stazioni, tornano indietro per uscire dall'entrata. Mistero.

La guida ci porta poi in Biblioteca, dove possiamo ammirare dei libri risalenti al 1230 (immaginate i miei occhi...), ed anche una copia dell'Enciclopédie di Diderot e D'Alambert. Ma i nostri occhi sono catapultati addosso a delle immense bombole verde acido su cui campeggia in bianco una poco rassicurante N. Dopo le ciance della guida, l'amico del cuore di Bretello (che durante TUTTO il percorso ha dimostrato l'insolita capacità di ficcarsi davanti alla gente per scattare le foto, salvo poi scazzare perché gli sei passato davanti) si avvicina e chiede a cosa servano mai quelle bombole.

"Ma è il sistema antincendio" cinguetta la guida.

"Con dell'Azoto?" fa notare la mia dolce metà.

"Ma non è Azoto" protesta la guida.

"E allora cos'è?"

"Ma giel'ho detto, no? Il sistema antincendio" e sorridendo ci accompagna alla fine del percorso guidato, con impresse nella mente quelle bobole giganti piene di Azoto liquido pronte ad entrare in funzione in caso d'incendio e a congelare il povero malcapitato che dovesse trovarsi in quella sala. Glom.

Ma la nostra guida dà il meglio di sé quando, dopo averci fatto vedere un sarcofago del II secolo ritrovato sotto terra (testuali parole), la mia dolce metà le si avvicina e le domanda:"Scusi, ma sono visibili resti della villa d'età romana?" con il proposito di sapere se sia possibile vederli.

E lei risponde: "Ma certo che si vedono, sennò come avrebbero fatto a capire che si trattava di una villa d'età romana?"


Ecco, il resto della popolazione di Farfa è così. Il camerieri della trattoria che ti sconsiglia di prendere gli gnocchi al tartufo, perché gli gnocchi sono patate e col tartufo stanno male (Ma quando mai?), e la tizia che vende le ciambelline la quale ci promette la pizza fritta nel primissimo pomeriggio, salvo poi dircialle tre e dieci:"Eh, devo chiudere perché devo fare la pizza. Riapro tra un'ora" e rimuovere le nostre facce quando, dopo un'ora passata a vedere la vicina Toffia, ci riaffacciamo per l'agognata pizza.


Scherzi a parte, una bella gita, una bella mangiata, una bella giornata con gli amici, ed un bel colpo di sole che ha costretto la sottoscritta a coricarsi alle sei e mezzo del pomeriggio. Ne vale la pena? io direi di sì, ma vi consiglio di chiudere orecchie e cervello quando vi recherete alla visita guidata.



Autore: GoldFrancine | Data: martedì, 03 giugno 2008, 11:28 | viaggi, fuffa, arte, amici, leggende, la mamma dei cretini, stranezze stranissime
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