Come sei

Hey girls, hey boys, Superstar DJ's, Here we go!
La sala è gremita. Brusio, rumori e gente che aspetta.
Il palco è vuoto, l'occhio di bue illumina un microfono che svetta solitario e nero contro la luce bianca e asettica.
Aspettano. Aspettano e osservano il palco con lo sguardo fisso, in attesa che sbuchi qualcosa dalle quinte.
E quel qualcosa, sono io.
Francine.
Vivo cantando le mie storie al suono della mia chitarra, spingendomi con i miei stivali e il mio fido morello in quelle terre oltre la frontiera e in quelle in cui il Mondo non è andato avanti, con il plettro al collo e tanta voglia di raccontare, raccontare, raccontare.
Le mie corde sono la lingua italiana, la buona scrittura mi fa da accordo e la continua ricerca della perfezione è il mio demone.
Sono una creatura senza tempo conosciuta con molti nomi, secondo la lingua dei paesi che ho visitato, ma, alla fine, essi riportano tutti a me.
A Francine.
Francine che imbraccia la chitarra e sale sul palco.
Lo spettacolo ha inizio.
Avete pagato il biglietto?

I commenti

QueenCrimson in Touch faith!
QueenCrimson in 16/06/2009
Elentari77 in Sorpresa!-8
GoldFrancine in Sorpresa!-8
Sen in Sorpresa!-8
QueenCrimson in 16/06/2009
GoldFrancine in 16/06/2009
QueenCrimson in 16/06/2009
GoldFrancine in 16/06/2009
GoldFrancine in Scene da un matrimon...

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*loading* persone mi hanno fatto visita

Credits

Template © Lilyflow
Thanks to
××× ××× ×××
×× ×× ×× ××

Touch faith!

All I ever wanted,




All I ever neded




Is here in my arms.




Words are very unecessary




They can only do harm




Stasera c'è un vento pazzesco. Ieri sera, all'Olimpico non si muoveva una foglia, solo il cielo azzurro che sfumava gradatamente verso il blu. Un traliccio davanti a noi ( e i biglietti li abbiamo presi a Gennaio, pagandoli profumatamente, minchia!), e alcuni posti liberi. Attendiamo le 21:30,  e che il concerto inizi. Invece, alle 21 spaccate entrano in scena e si dà il via alle danze.



La scaletta è la seguente, la stessa proposta alla data zero, in Lussembrugo:



In Chains



Wrong



Hole To Feed



Walking In My Shoes



It’s No Good



A Question Of Time



Precious



Fly On The Windscreen



Little Soul



Home



Come Back



Peace



In Your Room



I Feel You



Policy Of Truth



Enjoy The Silence



Never Let Me Down Again




Hanno poi fatto due bis: il primo comprendeva Master and Servant , Strangelove e Stripped, mentre il secondo Personale Jesus e Waitin' for the night.




Un bel concerto, bello davvero. Certo, non si può pretendere molto da uno cui hanno appena sportato un tumore maligno ai testicoli, tuttavia Dave Gahan è apparso in formissima, con la sua solita voce stupenda, calda e profonda. Martin Gore, tanto perché è una personcina sobria ha pensato bene di acchittarsi con un portabilissimo completo che lo faceva assomigliare ad una luce stroboscopica... ma quando uno è fine inside...







Splendidi i video proiettati alle spalle, il più bello dei quali è a commento di Walking in my shoes: un corvo nero sopra un palo ed uno sfondo da deserto bianco. Spero francamente che li mettano all'interno del dvd della tournée. Altrimenti vado a casa di Dave e busso a calci...




Minacce (o promesse?) a parte, c'è da sottolineare il fatto che, ahimé, non tutti conoscessero i testi delle canzoni proposte. Dave ripeteva spesso "I can't ear you! C'mon, let's sing togheter!". Il coretto è arrivato solo sui brani storici (e contenuti nel recente best del 2006). L'unica canzone in cui Dave ha cantato solo le strofe è stata, manco a dirlo, Enjoy the silence ( e indovinate chi mai l'avrà cantata a squarciagola, parola per parola e chi mai avrà cantato assieme a Martin "It's love" in Master and Servant? Un nome a caso... XD).



Trottato, come pazzi, una canzone dietro l'altra, alla fine hanno fatto due ore e cinque minuti di concerto, compresi i due bis. Forse non riesco a dare una percezione esatta di quanto mi sia divertita e quanto sia stato bello ritrovarsi con degli emertiti sconosciuti che, li vedevi lontano un miglio, erano arrivati fino a Roma da tutta Italia per questa data: in metropolitana, sull'autobus, sul tram 2 a piazzale Flaminio, a passeggio sul Lungotervere e a Ponte Milvio. Mi sono sentita parte di un tutto, corale e globale, senza sentirmi, in opposizione, un elemento che spiccava. Mi sono fusa, assieme ai miei amici, assieme a mio marito, assieme agli altri. Assieme ai Depeche Mode.




E in chiusura, devo postarvi sia il link al video proiettato su Enjoy the Silence (prendete appunti, Lacuna Coil dei miei stivali!) sia un qualcosa che dovrebbe nsegnare qualcosina ad una scopa rovesciata che si crede darkettona perché si lacca le unghie di nero.



Becca, incarta e porta a casa, Hillary Duff!


 


P.S.: Claudia, andata com'è andata, sono contenta di aver usato quella canzone. Lo meritavano. A prescindere.






















 



Autore: GoldFrancine | Data: mercoledì, 17 giugno 2009, 22:09 | canzoni, concerti
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Sorpresa!-8

8.


Rosa che rosa non sei,

rosa che spine non hai

rosa che spine non temi,

che piangi e che tremi, che vivi e che sai

rosa che non mi appartieni

che sfiori e che vieni, che vieni e che vai.


Shura svanì, dissolvendosi come la bruma al contatto coi raggi del sole. Lei allungò una mano gridando: “NO!” e trovandosi a stringere solo l’aria umida della stanza. Attorno a lei era ancora tutto buio, scorgeva solo una flebile luminescenza propagarsi dal letto di Shura e dal gambo della rosa.

“No…”, mormorò lei conscia del fatto che era tutto inutile. Lui soffriva. Stava soffrendo, e la colpa era sua. Solo sua. In questo dove e in questo quando, dove i mondi si intrecciano, le stelle collidono e i vettori…

“Vettori?”, si chiese specchiandosi in una goccia di rugiada in bilico sul primissimo petalo.

In quale dove e in quale quando era finita? Perché sentiva solo l’odore del vento e il suono delle palle di sterpi che rotolano indolenti sulla terra bruciata dal sole?

“Il mondo è andato avanti…”, disse la voce dell’uomo, la stessa che le era esplosa nella testa sulla terrazza. “Loro non lo sanno ancora, ma tu ed io…”

Lei si alzò, la rosa stretta tra le dita, le spine che le graffiavano la pelle candida. “Tu ed io… cosa, di grazia?”

“Lo sappiamo. Questo conta davvero per un uomo, dico sai e rendo grazie.”, rispose lui trafiggendola con i suoi occhi di ghiaccio.

“Un punto per te”, convenne lei. Gli occhi di lui erano come calamitati sulla rosa. “Stai cercando questa, non è vero?”

“Tu lo sai…”

“Rispondi alla domanda, pistolero… Tu stai cercando la rosa, non è vero?”

Il pistolero sorrise, le rughe che gli segnavano il viso come fa il sole con una terra non irrigata, ma non lo fece con lo sguardo. I suoi sono occhi di chi ha già ucciso. Poco importa se con la mente, la mano o il cuore. Se non sto attenta, farò anch’io quella fine...

“Sto cercando la rosa. Quella rosa. Di questo dove e di questo quando.”

“Capisco. E immagino che io sia sulla tua strada, nevvero?”

“Immagini bene, dico sai e rendo grazie.”, rispose alzandosi dalla sedia a dondolo. Lei sapeva che quella posizione non era affatto comoda per lui, con l’agra secca che gli stava mangiando le carni dall’interno, ma qualsiasi vantaggio che le sue gambe agili e veloci avrebbero potuto fornirle, evaporò non appena vide la pistola dal calcio di sandalo appesa al suo cinturone.

Merda, pensò. “E dimmi, pistolero… cosa accadrebbe se questa rosa servisse anche a me?”

Lui sollevò le spalle. “Temevo l’avresti detto”, confessò. “Finisce sempre così, c’è sempre qualcuno che un bisogno disperato di ciò che serve a te…”, rispose lui con filosofia.

“Quindi?”

“Quindi, ci sfideremmo, e in tutta sincerità, non credo che questa sia una soluzione che a te convenga adottare…”

“Perché sono disarmata, vero?”

L’uomo annuì. “E perché non sei una pistolera.”

Aspetta a dirlo, pensò lei, nelle vene la terrificante certezza che sì, quell’odiata rosa serviva anche a lei, e che anche ammesso che per quell’uomo fosse più necessaria dell’aria per respirare, se gliel’avesse concessa o se gli avesse permesso di sconfiggerla, lui non ne avrebbe fatto un buon uso. Affatto.

“Dunque?”, chiese lei. “Me la strapperai di mano?”

“E perché dovrei?”, ribatté lui. Quella rosa ha fatto confusione cadendo qui. Non doveva trovarsi in questo quando, ma la colpa non è tua, né mia. Non è di nessuno. I Vettori stanno collassando su loro stessi, e il tempo stringe e tu non hai alcuna voglia di essere ragionevole. Quindi…”, e l’uomo estrasse dal cinturone una cartuccia d’argento.

Non guardare, non guardare, non guardare!, strillò la voce della Rosa dentro di lei, dritto dritto nella sua testolina, ma era tardi: dal primo istante in cui lei aveva posato gli occhi sulla pallottola, tutto era svanito, uscito dalla porticina sul retro con un gran colpo di vento.

“Adesso ti senti meglio, vero?”, le chiese lui. E lei rispose.


Calmati. Respira, così, da bravo, su. Lento. Dentro. E. Fuori. Ecco, così. Lo vedi che ne sei capace? Lo vedi che ci riesci se lo vuoi? Camus respirava con lentezza, senza  avere il coraggio di tornare a specchiarsi nella propria tazza. Milo lo osservava di sottecchi, pronto a chiedergli che diamine ci fosse di così terribile in una tazza di tè da non avere il coraggio di finirla, ma da non riuscire a staccarsi da essa.

“Tutto bene?”, gli domandò, regalandogli un piccolo infarto.

“Certo. Perché non dovrebbe?”, rispose quest’ultimo.

Dimmelo tu, pensò Milo posando la propria tazza sul tavolo. “Così. Te ne stai imbambolato con la tazza in mano…”

“Pensavo”, rispose Camus prima di mordersi la lingua. Adesso Milo non avrebbe lasciato l’osso sino a quando non l’avrebbe sentito scricchiolare.

“A cosa? Sempre se poso chiedere, s’intende…”, domandò questi con un sorriso poco rassicurante.

“A tutto. E a niente…”, rispose evasivo Camus, ben sapendo che così non avrebbe fatto altro che incuriosire la scimmia che gli stava parlando.

“Ma dai?”, continuò Milo. “Anch’io! Com’è fatto il tuo niente?”

“Come il tuo”, replicò Camus.

“Quindi è un gigantesco coniglio assassino?”

Lune la fune e fine non avrà, e la Rosina bella la va' al mercà,e la Rosina bella la va' al mercà”, s’intromise Aiolia giocherellando col suo cronometro. Milo lo guardò come se lo stesse canzonando, ma Camus impallidì.

“Sei scemo?”, chiese Milo aggrottando le sopracciglia.

“Marte le scarpe, lune la fune e fine non avrà, e la Rosina bella la va' al mercà, e la Rosina bella la va' al mercà.”, rispose Aiolia con un sorriso.

“No, dico…”, fece Milo, quando Shaka s’intromise: “Mercole le nespole, marte le scarpe, lune la fune e fine non avrà, e la Rosina bella la va' al mercà, e la Rosina bella la va' al mercà.”


Camus non sapeva cosa aspettarsi. O meglio, non sapeva cosa temere di più, se la pazzia improvvisa dei suoi compagni d’arme o una qualche spiegazione stramba travestita coi panni della fantascienza. Qualcosa come mondi che collimano, piani che si intersecano e cose i questo tipo.


“Giove le ove, mercole le nespole, marte le scarpe, lune la fune e fine non avrà, e la Rosina bella la va' al mercà, e la Rosina bella la va' al mercà.”, annuì Aiolia rivolto a Shaka. Il Leone sorrise, posò il cronometro e bevve le ultime gocce del tè.


Venere la cenere, giove le ove, mercole le nespole, marte le scarpe, lune la fune e fine non avrà, e la Rosina bella la va' al mercà, e la Rosina bella la va' al mercà?”, s’intromise Aphrodite, apparendo da chissà dove, con Mask e Shura alle sue spalle. Il Santo dei Pesci sorrise, poi regalò una rosa candida a Milo e si allontanò verso il colonnato che delimitava la terrazza.


“Se è uno scherzo, è durato anche troppo. Chiaro?”, disse Milo gettando ai suoi piedi la rosa. “Finitela. Adesso!”, intimò a muso duro, prima che Camus trovasse il coraggio di far scendere gli occhi blu sul proprio tè. La ragazza era sempre lì, che lo osservava curiosa e annoiata alla stesso tempo.


“Sabato il soprabito, venere la cenere, giove le ove, mercole le nespole, marte le scarpe, lune la fune e fine non avrà, e la Rosina bella la va' al mercà, e la Rosina bella la va' al mercà.”, commentò Mask ravviandosi un ciuffo di capelli.


“Adesso basta!”, ringhiò Milo che fece per alzarsi e intimare ai propri compagni di finirla lì a suon di pugni, quando Camus fu più lesto di lui e lo ricacciò a sedere.

“C’è qualcosa che non va”, gli disse piantandogli gli occhi addosso.

“Sì. Ci stanno pigliando per il culo, in caso tu non te ne fossi accorto”, ringhiò basso Milo.

“No”, lo corresse Camus. “Qui sta succedendo davvero qualcosa di strano. Guarda il tè!”

“Ma vi siete coalizzati?”

“Guarda. Il. Tè”, ringhiò stavolta Camus. E Milo obbedì, trovandosi vis à vis con un paio di occhi dolci e dorati. Gli occhi che potrebbe avere un cane, o una qualche altra bestia intelligente.

“Ma che…”

“Ché”, rispose una voce, dall’altra parte del tè.

Festa la vesta, sabato il soprabito, venere la cenere, giove le ove, mercole le nespole, marte le scarpe, lune la fune e fine non avrà”.

Poi si spense di nuovo la luce.



Autore: GoldFrancine | Data: giovedì, 28 maggio 2009, 18:03 | sorpresa
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Scene da un matrimonio

Lui: "Amore, mi ha detto zio che l'I-pod nano gargantua, che ha 345 Stra-Giga di memoria, lettura digitale, riconoscimento ad attivazione vocale, scansione della retina, fa pipì all'impiedi, caffé ed ammaza caffé, ci arriverà venerdì sera.


Lei: "Occhebbello! Grazie! Di che colore è?"


Lui: "Nero."


Silenzio.


Lei: "In quali altri colori avremmo potuto avere questa meraviglia?"


Lui: "Nero."



Lei: "E?"


Lui: "Argento."


Silenzio.


Lui: "Lo preferivi argento, forse?"


Lei: "Nooo, macchemidicimaaaaiiiii?"


Lui: "Capisco..."


************************************************************


Madre: "Massì, non temere, i parenti di uo padre schiaffali pure in un tavolo unico in fondo alla sala. Tanto sarano solo zia Assuntina, zia Concetta, zio Crocefisso e zio Mortadella con zia Inzalatiera..."


Sposa:"No, beh, sai, pensavo che forse avrei potuto... aspetta un momento! Ma chi ha invitato al ristorante zio Crocefisso e zia Insalatiera???"


Madre: "No, è che capitano in città..."


Sposa: "Chi. E'. Stato?!"


Madre: "Tuo padre."


Sposa: "Ok. Sappi che sei vedova. Da ora."


**************************************************************


Madre: "Oh, fglia, tu che stai andando con i mezzi pubblici in culonia a ritirare le bomboniere e i saccheti che io ti ho costretto a fare per il rinfresco di dopodomani, puoi tu acquistare dei confetti acciocché io li possa offrire agli ospiti convenuti?"


Figlia: "E di grazia, Madreh, ove potrei trovare dei confetti?"


Madre: " Oh, Jean-Francine, acquistali pure dove io ho così graziosamente accettato che fossero realizzate le bomboniere..."


Mezzora dopo...


Figlia: "Oh, madreh, acquistai i confetti."


Madreh: "Quanto hai speso?"


Figlia: "Quaranta euro. Ma sono confetti di primissima categoria a cinque stelle e cinque cucchiai sulla Guida Michelin, non mi uccidereeeee..."


Madre: "Ma che sei pazza?! Perché non li hai comprati altrove, tipo dove hai fatto i sacchetti scrausi tu?!"


Figlia: "Perché avrei dovuto ordinarli almeno due settimane prima..."


Quarantotto ore dopo


Madre: "Abbiamo preso tutto? Su, su, caricate tutto sul cocchio, che siamo in ritardo sull'ansiosa e ansiogena tabella di marcia..."


Figlia:" Madre, ma mancano ancora tre ore a rinfresco.


Madre: "Taci, o stolta! E se i miei ospiti arrivano prima?"


Figlia: "Cazzi loro?"


Madre: "Scempiaggini! Andiamo, orsù! Hai tu preso tutto?"


Figlia: "Sì, manca solo quella busta..."



Madre:" Non importa, in quella b usta c'è il topicida. Andiamo orsù!"


... e portarono il topicida in compresse lasciando a casa i confetti a cinque stelle e cinque cucchiai della guida Michelin.


*********************************************************************


Suocera: "Ti piacciono questi sacchetti?"


Sposa: "Beh, sì, anche perché posso farli in bianco e verde."


Suocera: "Cioé?"


Sposa: "Beh, sarebbero i colori che tuo figlio ed io abbiamo scelto per il matrimonio..."


Venditrice: "Ochie,siamo a posto. E lei, signora? Come li vuole i suoi sacchetti?"


Suocera: "Beh, visto che ci sono i colori fissati, direi verde e rosa!"


Sposa: "..."


 



Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 11 maggio 2009, 07:27 | varie ed eventuali, auguri, la mamma dei cretini
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Questi fantasmi

In questi giorni sto legiuchiando le vecchie discussioni all'interno dei forum di cui facevo parte qualche tempo fa, più che altro per (ri)trovare vechi link che ho perso per strada e che non saprei rimediare altrove. Ebbene, in uno di questi, più un cimitero monumentale che un forum a dirla tutta, accade un fatto curioso. Il forum è chiuso. Dunque, non dovrebbe più andarci nessuno a ficcare il naso, giusto?


Ebbene, non appena io faccio capolino in tutta la mia rutilante e solitaria presenza, ecco che ZAC, appaiono i primi anonimi. Che lievitano fino a numeri ragguardevoli, e sinceramente mi fa sorridere che un forum abbia più anonimi del numero legale degli utenti, ma vabbé, è un forum chiuso, teniamolo a mente...


Ora, sono sinceramente tentata di conoscere queste presenze. Di chiedere loro che cosa vogliano da me, perc hé è logico sospettare che vogliano avere un minimo contatto dato che esse appaiono non appena metto il nasino oltre i cancelli del cimitero. Vogliono solo parlare, poveracci no? Però io non so parlare con i morti, specie con quelli che non hanno la buona creanza di presentarsi... Capiamoci: come dovrei appellarmi a loro? Signore? Signora? Signorina? E se sbaglio tutto e lo spirto s'offende?


Oilà, siori spettri, io sono qui. Se ci siete, e vi va di cianciar con me, battete un colpo. Dove sto, lo sapete!


Edit: allo stato attuale, il cimitero conta unidici inquietanti presenze, oltre alla mia. Dopo meno di mezzora di passeggiata.



Autore: GoldFrancine | Data: mercoledì, 06 maggio 2009, 13:23 | fuffa, la mamma dei cretini, corte dei miracoli
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30 Aprile 2009

C'è chi si starà chiedendo che fine abbia fatto: nuclearizzata dall'apertura accidentale di uno di quei congegni strani che la mia dolce metà tiene sotto il letto? Stecchita come uno scarafaggio dalle macumbe delle solite streghe invidiose? Prostrata dai millemila impegni? Persa nella centrifuga schizzatissima della vita?


La verità è una sola: mi sono riccamente rotta le balle. E stavolta sul serio. Mi sono chiesta perché stessi facendo tutto questo. Se in passato mi sono divertita aprendo un blog, sparando a volte anche a zero, lo ammetto, adesso ome dire?, non ne ho più la voglia. Prima, vuoi perché la mia vita era diversa, vuoi perché avere una casa sulle spalle pesa, eccome ( e non è vera la balla che recita:"è casa mia, la getisco come e quando voglio io". Bugie. Fregnacce cosmiche, se me lo consentite...), vuoi perché ho beccato una serie di uno-due in piena faccia, la sottoscritta ha meno tempo e meno voglia di usare quel poco che ha per scrivere,in sostanza, i cazzi miei.


Mi sono disamorata, ecco. Totalmente, e non me ne fotte niente se l'auiliare è sbagliato, o se non si usa quest'espressione così come l'ho scritta. Non so se vi è mai capitato di trovare un'isola felice dove farvi i cavoli vostri, anche per staccare dalla routine quotidiana, e che poi, inaspettatamente, arrivino dei buzzurri e che occupino la sabbia accanto a voi con le loro radio a palla, bambini urlanti, zie lamentse con le vene varicose gonfie come canotti e via dicendo. Voi che fareste? Prendereste le vostre cose e ve ne andreste il più lontano possibile, no? Bene, ma io, a differenza vostra, ho un carattere veramente di merda, a differenza di quanto scrivono i cosiddetti misantropi che però nei forum/blog/siti e via cantando ci sguazzano come pesci nel barile. Se un contrattempo mi rovina la giornata, non ci sanno santi he me la facciano passare. Ecco perché non riesco a finire quelle storie che ho nel cassetto da anni, ecco perché rifuggo ogni forum di discussione, ecco perché ne ho le tasche piene di blog/diari/vattelappesca virtuali.


Ok, la colpa è stata principalmente mia, che dall'alto della mia età non proprio adolescenziale avrei anche potuto dare retta al mio senso di ragno quando mi urlava."Stronzi a ore nove! Stronzi a ore nove!" , e invece no, siccome avevo messo gli occhiali con le lenti rosa (TM) davo comunque un'opportunità a tutti. Credevo alle stronzate che mi si dicevano, senza vedere le contraddizioni palesi che prendevano vita davanti ai miei stessi occhi. E senza contare che l'uso massiccio e spudorato di Wikiedia e internet in generale rende la gente coltissima anche di cose di cui, fino a trenta secondi prima, ignorava quasi l'esistenza (anche se credo fosse solo una posa per stroncare sul nascere qualsiasi illazione circa la propria ignoranza in materia, ma questo è un altro discorso che se portato avanti potrebbe generare delle polemiche, ed io non ne voglio. Più).


Sapete cos'è che mi rode davvero tanto? Che per colpa di un paio di neuoni, distribuiti in mezza dozzina di cervelli, io mi ritrovi ad odiare quello che prima, invece, amavo. Che mi divertiva. Mi distraeva. E la cosa che più di tutte mi schiaccia il fegato è che abbandonare il campo equivale a darla vinta a loro. E francamente, questa cosa mi manda in bestia.


Però non sono capace di riprendere il vestito smacchiato ed indossarlo come se nulla fosse. Per me quel vestito avrà sempre quella macchia, anche se il sapone l'avrà cancellata. Ma io so che c'era. E questa, forse è la mia condanna. Non so se sono troppo severa nei rapporti interpersonali, o se sono più semplicemente una ragazza viziata che pesta i piedi alla prima contrarietà. Francamente, adeso come adesso, me ne infischio della genesi, vorrei trovare una soluzione che forse non c'è, o che forse c'è ma non voglio semplicemente accettare. E adesso come adesso non voglio rovinarmi questo momento per pensare a queste cose.


Ho un evento a brevissimo giro di posta. M sbilancio così poco soltanto questo per scaramanzia. Ne parlerò solo a bocce ferme. Grossomodo alla fine di Maggio. Sarei dovuta essere dall'altra parte dell'Oceano, ma come al solito la mia nuvoleta da impiegato ha deciso di mettersi all'opra. Tanto per cambiare.


E nemmeno posso andare al concerto di Baglioni del 22/05, che i biglietti sono già esauriti, porca vacca!


See ya!


 



Autore: GoldFrancine | Data: giovedì, 30 aprile 2009, 12:04 | pensieri e parole
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Tedio

Noia. E Fastidio.

Autore: GoldFrancine | Data: sabato, 07 marzo 2009, 01:35 |
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Oh my dog


Oh my dog

Oh Long John

Oh Long Johnson

Oh Don Piano

Why I eyes ya

All the live long day



Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 02 febbraio 2009, 11:20 | fuffa, televisione, leggende, youtube, stranezze stranissime
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Auguri!


Non è a me che dovete fare gli auguri, fanciulle, fateli direttamente a lui. Ci risentiamo a Luglio.


 



Autore: GoldFrancine | Data: lunedì, 12 gennaio 2009, 12:48 | fuffa, saint seiya
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16/06/2009

Martin, Dave, ci vediamo tra il palco e la tribuna.  Terzo seggiolino da sinistra.


Oh but well stay friendly like sister and brother

Though I think I still love you

All I want to do is see you

Dont you know that its true?


 



Autore: GoldFrancine | Data: venerdì, 09 gennaio 2009, 09:40 | canzoni, concerti
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Atto secondo

«Tetsuya! Come la spieghi questa multa? Un fantastilione di yen?! Ma sei impazzito?!», urlò un Kabuto paonazzo, con la vena sulla tempia buona che rischiava di scoppiare da un minuto all'altro.

« Lo so, dottore, andavo un po' forte...», si scusò Tetsuya facendo spallucce.

« Un po' forte? Solo?», gridò ancora Kabuto sventolando la multa proprio sotto il naso del suo pupillo.

« Beh, sì, ho infranto il limite di velocità....», iniziò lui con la propria apologia.

« Dieci volte tanto...», lo corresse Kabuto.

« ... ma stavo alle costole del nemico, mica potevo alzare il piede dall'accelleratore, no? Se le cose stanno così, nessun problema. Vorrà dire che la prossima volta...»

« Non dire assurdità. Pagherà la Fortezza delle Scienze, come sempre...», ed era proprio la frase che Tetsuya si aspettava che dicesse lo scienziato un po' pazzo che l'aveva cresciuto. A ripensarci, che rabbia! La Marchesa Yanus era ad un passo, questione di centimetri e avrebbe potuto acciuffarla e farla cantare, e farle sputare a calci l'ubicazione della base dei Micenei, i loro piani di conquista del Giappone, le loro dotazioni... « ma dovrai rifare l'esame per la patente...»

«Eh?», disse Tetsuya cadendo dal pero.

« Hai capito bene. Ti hanno sospeso la patente. Mica potevano lasciar correre e basta. Va bene che sei un eroe, ma anche gli eroi...»

« Ma per pilotare il Grande Mazinga non serve la patente...», obiettò il ragazzo aggrottando le sopracciglia.

« Questo lo credi tu.», disse Kabuto ripiegando la multa. Sembrava più calmo, adesso, come se avesse in qualche modo attutito la botta. O avesse in mente un sistema per condividere con lui il fardello. « Hai dimenticato che hai dovuto prendere un brevetto speciale per poter anche solo salire sul Brain Condor?»

Tetsuya sbiancò.

« Vuol... vuol dire che dovrò ripetere l'addestramento tutto daccapo?!»

Kabuto non rispose. Si limitò a sorridere e per Tetsuya si spalancò l'inferno. Atto secondo.


Ispirato da un bellissimo disegno di Eva. Lo trovate qui.





Autore: GoldFrancine | Data: mercoledì, 20 agosto 2008, 00:30 | televisione, nagai, tetsuya
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